Da Italia Startup sono arrivate per Governo e Parlamento tre proposte a favore di neoimprese e Pmi innovative. Le discutiamo con il nuovo presidente dell’associazione, Angelo Coletta.

Iniezione sostanziosa di fondi pubblici e privati, come già previsti dal Governo, e ulteriori agevolazioni per i prestiti bancari; consolidamento degli sgravi fiscali per business angel e soggetti privati che finanziano le startup ed estensione del provvedimento alle Pmi innovative; sussidi importanti per le realtà che acquisiscono nuove imprese e investono in talenti, leva fondamentale per far decollare l’open innovation e il corporate venture capital anche nel nostro Paese. Sono queste le linee guida delle proposte che il nuovo presidente Italia Startup, Angelo Coletta, ha “inviato” ufficialmente alle istituzioni italiane nel tentativo di stimolare un ecosistema che cresce, sì, ma in modo non abbastanza rapido e strutturato. 

Proposte, quelle indirizzate dall’Associazione a Governo e Parlamento, che guardano al panorama internazionale suggerendo di far adottare nel nostro Paese provvedimenti che già hanno funzionato o stanno funzionando in altri contesti europei.

Una sorta di replica, per certi versi, del piano Industria 4.0, anch’esso “ispirato” gioco forza alle strategie di altre nazioni (la Germania) e poi adattato alle peculiarità di un sistema produttivo e industriale fatto di tante piccole e medie imprese e certamente di forte impatto sugli investimenti.

“Le startup”, ha detto di recente Coletta, “sono diventate un fenomeno importante, anche se di minore dimensioni rispetto ad altri ecosistemi. È tangibile il fatto che la percezione e la propensione delle imprese a investire in queste realtà, per trovare vie alternative alla ricerca e sviluppo interna, sia crescente. Ma in materia di open innovation serve un duplice passo in avanti: maggiore cultura verso questo paradigma dentro le imprese e una politica continuativa di incentivi fiscali, per stimolare gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo in modalità aperta”.

Per finanziare i maggiori investimenti in startup sono però necessari “nuovi” capitali, ed è forse questo il vero crocevia davanti a cui si trova il nostro ecosistema dell’innovazione. Nonché il punto focale delle proposte rivolte alle istituzioni.

C’è chi ritiene necessario uno “shock” nel sistema del risparmio per mettere grossi flussi liquidi velocemente a disposizione degli investimenti in innovazione. La spinta dovrebbe venire dall’alto. È d’accordo? 
Sono in parte d’accordo: sicuramente è una proposta ragionevole quella di dirottare per obbligo una parte dei Pir (piani individuali di risparmio, ndr) e non oltre la misura del 3%, parallelamente al 5% dei nuovi fondi di investimento europei a lungo termine. Può aver senso obbligare, o comunque incentivare, le varie gestioni patrimoniali pubbliche a investire quote compatibili con la gestione del rischio in fondi per le startup. Ma allo stesso tempo riteniamo che siano indispensabili manovre decise sulla leva fiscale per dirottare verso l’ecosistema risorse dal settore privato, come business angel, venture capital e corporate venture,

L’impulso pubblico è quindi necessario? 
È fondamentale, senza dubbio, ma lo shock deve necessariamente venire anche dall’attivazione di risorse private: è la somma delle due azioni che può portare al successo.

Il modello di investimento pubblico francese può essere quello da imitare? 
Il modello transalpino si presta bene per trarre ispirazione nel momento in cui si ritiene che lo sforzo maggiore all’orizzonte sia il coinvolgimento della Cassa Depositi e Prestiti. Nello strutturare la discesa in campo di questo ente, infatti, quello francese può essere sicuramente un ottimo termine di paragone. 

 Angelo Coletta, presidente Italia Startup

 

Ci sono altri esempi virtuosi più facilmente replicabili? 
Esistono modelli più “liberisti”, come quello britannico, e altri altrettanto validi come quelli di Olanda e Svezia, che operano molto più sulla leva fiscale attraverso misure come la detassazione del capital gain da reinvestire o la deducibilità delle perdite sugli investimenti.

Se vengono a mancare le risorse per sostenere agevolazioni fiscali si rischiano brusche e pericolose frenate. C’è un’altra strada per convincere investitori privati e imprese? 
Le agevolazioni fiscali sono un potente volano in un mercato asfittico come il nostro, ma nel medio periodo esistono altri due fattori estremamente importanti di cui tenere conto. Il primo è la dimensione del mercato stesso: se non c'è una base numerica importante di startup sulle quali investire, difficilmente vedremo un arrivo in massa dei fondi di venture capital. La Francia, giusto per fare un esempio, sta investendo miliardi proprio nella creazione di un ecosistema il più numeroso e sfaccettato, e quindi attraente, possibile. In secondo luogo è fondamentale rendere più liquidi gli investimenti per favorire lo sviluppo di un mercato nazionale delle exit, ed è in questa direzione che va per l’appunto la nostra proposta di equiparare i costi sostenuti per l’acquisizione di startup alle spese dedicate a ricerca e sviluppo.