Quattro generazioni di sviluppatori, dal 1964 a oggi, hanno accompagnato l’evoluzione dei sistemi di computing utilizzati su larga scala per gestire i processi di business. Superate le sfide dell’avvento del Web e dei telefonini connessi a Internet, oggi questa “tecnologia” è a un bivio: l’imperativo è l’agilità.

7 aprile del 1964, questa è la data in cui Ibm ha introdotto il System/360, una famiglia di cinque computer sempre più potenti che giravano con lo stesso sistema operativo utilizzando le stesse 44 periferiche.

Erano gli anni del “baby boom” e da allora quattro generazioni di sviluppatori si sono susseguiti nell’affrontare le sfide crescenti e le continue innovazioni che ha caratterizzato questa piattaforma. Com’è cambiato il mainframe in questi anni e quali crediamo saranno i suoi sviluppi futuri?

L’Ibm System/360 rappresentava una sorta di “nonno” dei mainframe di oggi, veniva utilizzato principalmente perle schede perforate e l'elaborazione in batch dei processi contabili, di fatturazione e di inventario. Negli anni ‘60, durante la fase di infanzia del System/360, i primi sviluppatori specializzati imparavano i fondamenti della programmazione nelle scuole tecniche.

Dieci anni dopo, lo scenario era già radicalmente cambiato. I programmatori erano “amanti del calcolo” e iniziavano a frequentare i college. Il mainframe ora era diventato un supporto indispensabile per il mondo della finanza, per le assicurazioni e le linee aeree.

In un balzo arriviamo agli anni ‘80, quando il mainframe era ormai diventato una realtà consolidata e gli sviluppatori di questa piattaforma si erano creati una propria nicchia nel mondo del lavoro, mentre quelli della generazione X si divertivano ancora con Pac-Man. Anche in quel decennio, il mainframe affrontò un’evoluzione profonda, insieme al moltiplicarsi dei linguaggi di programmazione.

Agli inizi degli anni 90’, il regno del mainframe come re del data center si trovò ad affrontare una minaccia che minava la sua sopravvivenza: la proliferazione di server Unix e Intel a basso costo. Proprio allora Stewart Alsop di InfoWorld predisse l’imminente scomparsa del mainframe, che a suo avviso sarebbe arrivata a brevissimo, entro il 1996.

Perché non avvenne? Una serie di tecnologie di enorme impatto nacquero proprio in quegli anni, a partire dall’accesso sempre più indiscriminato al World Wide Web e dalla nascita dell’e-commerce con Amazon.com.

Per questo nel 1996, Stewart Alsop dovette rivedere le sue previsioni e scrivere “Avevate ragione e io avevo torto”. La scalabilità e l’affidabilità del mainframe avevano vinto permettendo alla piattaforma di affrontare nuove sfide mai pensate fino ad allora.

Arriviamo così agli anni 2000, quando il ruolo del mainframe nella gestione delle operazioni di business e i dati sulle transazioni divenne ancora più strategico. Si affermò il linguaggio Java per mainframe e i Millennials iniziarono a unirsi alla forza lavoro.

In questi anni il mainframe iniziò ad avere a che fare sempre più con i consumatori, da chi effettuava operazioni in banca a chi prenotava un viaggio e faceva i propri acquisti dal computer di casa.
Per l’area It tutto questo iniziò a comportare sfide crescenti, perché chiamata sempre più in causa per prevenire i possibili crash dei sistemi dovuti alla crescita nel numero delle richieste. Ed è in questo contesto che nel 2003 vide la luce MySpace e a seguire Facebook, decretando una vera e propria esplosione dei social media.

 

La svolta decisiva nel 2010

Nel 2008 i telefoni cellulari superano i Pc come principale dispositivo per l'accesso a Internet in tutto il mondo (dati di Flurry Insight), pilotando verso il mainframe carichi di lavoro inimmaginabili fino ad allora.

Ma è il 2010 che decreta definitivamente l’avvento dell'economia digitale, mettendo sempre più sotto pressione il mainframe. Gli sviluppatori degli anni del baby boom, che hanno visto il mainframe crescere e diventare sempre più strategico nella gestione dell’It iniziano ad andare in pensione creando un divario di competenze enorme e potenzialmente disastroso.

Per la prima e unica volta in 40 anni, i responsabili informatici devono fare i conti con una dura realtà: la piattaforma a cui si sono affidati per garantire affidabilità e sicurezza subirà nei prossimi anni un turnover in termini di risorse dedicate del 70%.

Le tecnologie dirompenti continuano a spingere le aziende verso un cambiamento rapido e continuo nel modo in cui fanno il proprio business per non rischiare l’estinzione. Basti pensare che, nel 2011, i consumatori americani trascorrono più tempo alle prese con le applicazioni rispetto a Internet.

Nel 2015 arriva il nuovo sistema z13 di Ibm, pensato per gestire 2,5 miliardi di transazioni al giorno, e Compuware decreta l’era del “mainframe agile”.

Le applicazioni mainframe rappresentano ancora un valore inestimabile e insostituibile per le aziende e rimarranno tali per almeno un altro decennio.

La forza lavoro addetta al mainframe, nel frattempo, si è profondamente trasformata. Oggi più che mai, dato che buona parte dello staff si sta avvicinando al pensionamento, il rischio che la conoscenza e la proprietà intellettuale associata alle applicazioni mainframe svanisca è reale.

Si tratta, da questo punto di vista, di un momento estremamente critico che apre però una nuova grande opportunità per il settore. In futuro non ci sarà più un team di sviluppo mainframe specifico ma sarà l'intero staff di sviluppo a essere disponibile e in grado di lavorare su compiti mainframe.

Toccherà alle aziende fornire gli strumenti di sviluppo che offrono un'esperienza coerente per il programmatore, indipendentemente dalla piattaforma e, nel caso del mainframe, offrire una comprensione specifica rispetto alle applicazioni anche più complesse.

Il futuro dell'economia digitale richiederà sempre più agilità: il software e il mainframe dovranno necessariamente evolvere, ancora una volta, in questa direzione perché per ottenere una reale trasformazione digitale è indispensabile integrare pienamente lo sviluppo applicativo, la gestione dei dati e le operation della piattaforma mainframe e del mondo distribuito.

Véronique Dufour-Thery, Regional Director di Compuware