L'affermazione delle startup della finanza e di nuovi player digitali ha cambiato le regole del gioco: le aziende tradizionali devono reagire, puntando sul valore dei dati e sulla creazione di servizi coerenti con il profilo evoluto dei consumatori.

Tre criticità affliggono il mondo delle banche: una carenza di capitale proprio, un eccesso di capacità produttiva, una massa di crediti deteriorati ancora da smaltire. Ciò che manca in modo diffuso e approfondito è la consapevolezza su quale sia il modello di banca più efficiente per i clienti.

Nel suo recente libro, Marco Onado ricorda come Paul Vockler, storico presidente della Federal Reserve statunitense, avesso detto che “l’unica vera innovazione prodotta dalle banche negli ultimi decenni è il Bancomat”. Ma è proprio così?

Le tecnologie digitali hanno generato enormi cambiamenti nel modo in cui consumatori e clienti interagiscono con le banche e hanno portato efficienza in molti processi interni ed esterni.

Hanno inoltre reso possibili sistemi di trading e scambi ultraveloci, accanto a modalità di pagamento elettronico sempre più pervasive e facili da usare. La vera rivoluzione deve però ancora arrivare e ci stiamo interrogando sulle sorti progressive delle tecnologie digitali con la nascita delle fintech.

La dimensione di questo fenomeno continuerà a crescere nel medio-lungo termine? Il posizionamento sul mercato dei vari nuovi player, nei diversi segmenti dei servizi bancari, sarà competitivo?

Le banche tradizionali cercano di ottenere i vantaggi più radicali dalle nuove tecnologie, ma molte volte sono frenate dai vecchi sistemi legacy, che impediscono loro di muoversi velocemente in avanti in un mondo più agile e snello, in cui proprio le fintech nascono e crescono.

Osserviamo infatti come molte nuove imprese tecnologiche della finanza lancino servizi per i clienti basati sulle più recenti tecnologie, dal mobile al cloud, dai Big Data all’Internet of Things, fino all’intelligenza artificiale.

Sono soluzioni semplici e aperte, facilmente integrabili in altri servizi forniti da terzi, e pensate per poter operare con più agilità. E per avere, in prospettiva, una banca che funziona come una piattaforma tecnologica programmabile.

L’impatto delle fintech ha reso anche consapevoli le banche di un fatto: il loro vero patrimonio nascosto sono i dati. Tra pochi mesi le serrature di quel forziere saranno scardinate. Con l’entrata in vigore, nel maggio del 2018, delle normative Gdpr (General Data Protection Regulation, ndr) e Psd2, cambieranno radicalmente le procedure che regolano l’utilizzo dei dati dei clienti, con l’apertura di Api (interfacce di programmazione delle applicazioni, ndr) per l’esposizione e l’accesso alle informazioni bancarie.

Tale cambiamento favorirà la nascita di nuovi player in grado di sfruttarne il valore, anche in campi diversi da quello strettamente bancario.

Il processo di trasformazione vede quindi protagoniste le cosiddette “banche digitali”. Questi debuttanti del mercato finanziario hanno sostenuto la creazione di servizi coerenti con il mutato profilo dei consumatori e con i loro nuovi bisogni. 

La diffusione pervasiva degli smartphone incentiva ulteriormente a richiedere tramite app servizi on-demand con caratteristiche di immediatezza e semplicità.

Le nuove banche digitali, dei veri e propri “challenger” come le inglesi Atom Bank e Starling Bank e la tedesca N26 Bank, hanno trovato così terreno fertile avendo tra i principali driver di riferimento una struttura di tipo “asset light” (l’offerta di prodotti semplici, un’interazione immediata e costante con il cliente) e focalizzandosi su prodotti sempre più specifici, come prestiti, finanziamento a Pmi, mutui e servizi di trasferimento di denaro.

Un’azione dirompente sull’attuale settore finanziario è quindi possibile e in un orizzonte di medio-lungo termine ci saranno due probabili scenari: alcune fintech, ampliando il numero di servizi offerti, verranno percepite come concorrenti delle banche tradizionali; altre invece daranno origine a modelli ibridi di collaborazione con le stesse banche, diventandone piattaforme di gestione per i loro servizi digitali.

Ezio Viola, amministratore delegato di The Innovation Group