Gli analisti di Forrester hanno individuato una serie di “difetti” che rischiano di minare la credibilità della tecnologia alla base dei bitcoin. Si va dalla sua presunta immutabilità all’applicazione degli smart contract.

Si può applicare il proverbio “non è tutto oro quel che luccica” anche alla blockchain? Per Forrester la risposta è affermativa. Secondo la società di ricerca, questo nuovo paradigma tecnologico sarebbe avvolto da sei falsi miti. Malgrado la sua crescente diffusione e nonostante sia considerata una delle “novità” più calde del momento, la catena di blocchi è circondata da una serie di credenze che potrebbero minarne la credibilità sin dalle fondamenta.

Secondo il report “Blockchain Technology: A Cio’s Guide To The Six Most Common Myths”, il primo falso mito riguarda l’immutabilità del registro distribuito: i ricercatori sostengono che questa caratteristica sia tecnicamente impossibile da mantenere.

Sono infatti due i metodi per modificare la blockchain: rielaborare tutta la catena (o almeno fino al blocco precedente l’evento che si vuole cambiare) o arrivare a una sua biforcazione, il cosiddetto fork. Forrester sottolinea quindi che i “partecipanti all’ecosistema devono essere consapevoli di come non sia la tecnologia in sé a proteggere i record dalle modifiche, ma il modo in cui la rete è progettata, implementata ed eseguita”.

Il secondo mito riguarda la disintermediazione e la decentralizzazione. Il report spiega come le catene di blocchi non possano effettivamente superare completamente il problema della centralizzazione del consenso e delle decisioni, uno degli scopi principali per cui sono nate.

Anche con una diffusione maggiore delle blockchain ci sarà sempre il bisogno di intermediari fidati, probabilmente però in misura inferiore rispetto ad oggi. Il terzo punto coinvolge invece il concetto di fiducia ed è contiguo al tema della disintermediazione.

Secondo Forrester, l’implementazione dei registri distribuiti ha portato gli utenti della Rete a fidarsi l’uno dell’altro e a scambiarsi asset senza conoscersi direttamente. “Ma nessuna rete è completamente priva di fiducia (trustless, ndr)”, si legge nella ricerca. “I partecipanti devono credere nel funzionamento corretto e continuo di questi network, a diversi livelli. Ad esempio, devono dimostrare di credere nella crittografia e nel codice che regola i meccanismi” alla base della blockchain.

Il mito della verità è il quarto punto affrontato dall’indagine di Forrester. A livello teorico, molte applicazioni basate sulle catene di blocchi consentono di prevenire imbrogli e frodi, tracciando ad esempio la provenienza e gli spostamenti di prodotti lungo una filiera.

Questo perché le transazioni sono “molto difficili da manomettere” ma un asset non è vero soltanto perché si trova sulla blockchain e questa non è in grado da sola di garantire l’esistenza di un bene fisico. È fondamentale quindi capire che nessuna tecnologia può prevenire automaticamente una frode, anche se può certamente agire da deterrente.

La trasparenza può invece diventare un’arma a doppio taglio, soprattutto per le imprese. Caratteristica intrinseca ed essenziale della blockchain, la possibilità di visualizzare l’intero registro delle transazioni (con tutti i dettagli) può tramutarsi in uno svantaggio, perché non consente di mantenere i dati al riparo da occhi indiscreti. “Insieme alle problematiche di scalabilità, la riservatezza rappresenta oggi la sfida tecnologica principale che gli sviluppatori devono risolvere”, si legge nel documento.

Infine, Forrester si è concentrata sul tema dei contratti intelligenti, abilitati proprio dalla blockchain e, almeno finora, uno dei casi d’uso più concreti.

Le imprese dovrebbero conoscerne alla perfezione il funzionamento prima di implementarli. “Uno smart contract è valido, per definizione, soltanto nella misura in cui lo sono la persona o il team che hanno concepito le regole e i programmatori che le hanno tramutate in codice”, scrive la società di ricerca.

“Ma quest’ultimo non è legge. Anche se i partecipanti alla blockchain accettano l’applicazione di un contratto intelligente, dovranno comunque siglare un accordo legale separato che provi quanto concordato in precedenza”, allo scopo di conferire validità giuridica all’operazione.