Il sottosegretario allo Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli, sembra avere le idee chiare su tutti i fronti aperti del processo di innovazione del Paese. Le priorità: fare sistema per definire nuovi modelli competitivi e garantire competizione con una logica premiante fra gli operatori telco.

Le sue dichiarazioni hanno fatto spesso discutere. E anche in occasione di due delle sue ultime uscite pubbliche il sottosegretario allo Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli, ha offerto spunto per alcune riflessioni sullo stato di avanzamento dei lavori per la digitalizzazione del Paese.

Al convegno Il sistema audiovisivo: evoluzione e dimensioni economiche” organizzato a Roma dall’Istituto Bruno Leoni, l’appello si è focalizzato sulla necessità di fare sistema, perché è questa la chiave – ha detto Giacomelli – “su cui l’Italia deve muoversi per rilanciare il proprio ruolo da protagonista nell’economia digitale spinta dagli Over the top”.

Fare sistema non rientra nel Dna del nostro Paese, ha aggiunto il sottosegretario, “ma strada è questa se vogliamo rilanciare le ambizioni dell’Italia” scongiurando il rischio di “diventare un semplice marchio da mettere in vendita”.

Volendo fare le pulci ai lodevoli intenti di cui sopra, piazzare nel ruolo di Commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale un “pezzo grosso” di una delle Internet company più invasive del pianeta, e il riferimento va ovviamente a Diego Piacentini (Vp di Amazon in aspettativa), non va esattamente nella logica di fare sistema evitando toni e progetti di grande risonanza mediatica.

Sul fatto che alle misure del Governo debba corrispondere un’azione proattiva da parte del mercato produttivo e finanziario – sulla stessa lunghezza d’onda si espresso i ltitolare del Mise Carlo Calenda parlando del manifatturiero – non si può essere che d’accodo. Non ci può essere una “delega totale”, come la chiama Giacomelli, all’iniziativa del Governo. 

Serve, e torniamo al concetto di “fare sistema”, una cooperazione fra tutti gli stakeholder che giocano sul tavolo del digitale. L’esempio arriva dal mercato audiovisivo, dove secondo Giacomelli, “va rimesso il contenuto al centro condividendo con produttori e broadcaster le strategia per fare sistema sul prodotto”.

Altro tema caldo, anche per i temuti e poi puntualmente verificatisi ricorsi alle gare gestite da Infratel (Telecom ha rinunciato al secondo bando proprio per ragioni di carattere legale), è quello dello banda ultra larga.

Terreno sul quale l’Italia non era in ritardissimo come sostiene il sottosegretario ma bensì è in ritardissimo. A Giacomelli piace ricordare quando agli emissari del governo Renzi (e quindi a lui in primis) i funzionari europei facevano vedere la slide con l’Italia ultima sul digitale. Ebbene la situazione, oggi, non è molto migliore.

Certo il varo del piano nazionale ultrabroadband sulla fibra ottica è un grande passo ma per “passare dal fondo classifica alla zona Champions nel 2020” forse serve di più. O semplicemente serve mettere realmente in pratica quanto previsto sulla carta senza ulteriori contrattempi, sospensioni e ritardi vari.

In occasione della presentazione del rapporto sulla legislazione commerciale di Ancd, Giacomelli è tornato per l’ennesima volta sulla rincorsa italiana al piazzamento che vale la Champions enfatizzando soprattutto la maggiore concorrenza che il piano porterà fra gli operatori.

“Privatizzare l’incumbent (Telecom Italia, ndr) – ha detto il sottosegretario – è stato un errore storico, perché ha creato una condizione di soggetto privato che non può avere una valutazione sugli investimenti diversi da quelli sulla produttività”. Fra beghe politiche e rapporti di potere, intanto, l’Internet tricolore continua a viaggiare in molte aree del Paese sul doppino in rame mentre le nazioni più avanzate tecnologicamente (dalla Corea del Sud ai Paesi baltici) viaggia a livello di gigabit.

“Le parcellizzazioni nazionali – assicura però Giacomelli – sono superate, oggi c’è competizione fra gli operatori su infrastrutture e servizi con una logica premiante e tutti offrono fibra come se piovesse”. Aprire spazi di competizione con la garanzia delle autorità è la chiave per aumentare la produzione di ricchezza?

Certamente sì, ma è anche vero, come del resto ammette lo stesso esponente del Mise, che ai primi passi in avanti (significativi?) compiuti devono seguirne in modo sistemico molti altri. Altrimenti altro che Champions, si continuerà a veleggiare nelle zone basse della classifica.