Industria 4.0 e informatizzazione della Pubblica amministrazione i punti chiave del piano quinquennale che la Commissione ha presentato ieri a Bruxelles per spingere il progetto del “digital single market”. Fra gli obiettivi dichiarati anche la definizione di standard per le tecnologie 5G e IoT e la cybersecurity. Per lo sviluppo del cloud un’iniziativa ad hoc (l’European open science) per connettere i centri di ricerca.

Un piano da complessivi 50 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati in cinque anni: questa la portata dell’iniziativa che la Commissione europea ha presentato ieri a Bruxelles per ribadire la centralità del digitale per lo sviluppo prossimo venturo del mondo manifatturiero e delle pubbliche amministrazioni europee.

E che si tratti di un provvedimento vitale per il futuro del Vecchio Continente, come giustamente lo etichettano i vertici Ue, lo conferma anche lo studio secondo il quale “la digitalizzazione dei prodotti e dei servizi incrementerà le entrate annuali delle imprese europee di oltre 110 miliardi di euro nei prossimi cinque anni”.
 
Il pacchetto di misure che rientrano nel piano #DigitiseEU risponde al principio di voler “sfruttare appieno le opportunità digitali in tutti i settori e indipendentemente dalle dimensioni dell’impresa” e ha come diretti interlocutori diversi soggetti, a cominciare dai singoli governi per arrivare alle piccole e medie imprese e ai centri di ricerca. Uno dei capisaldi del piano, come ampiamente previsto, è quello di dare impulso agli investimenti attraverso reti e partenariati strategici.
 
Da parte propria, il Commissario responsabile per l’Economia e le società digitali, Günther H. Oettinger, ha ribadito concetti già noti, ricordando per esempio come “ “l’Europa possiede una base industriale molto competitiva ed è leader in settori importanti a livello mondiale”. Per conservare un ruolo guida, questo l’ammonimento di Oettinger, serve che l’industria dovrà essere digitalizzata in modo rapido ed efficace. “Le nostre proposte mirano a questo ed è necessario uno sforzo comune a livello europeo per attirare gli investimenti di cui abbiamo bisogno per la crescita dell’economia digitale”.
 

Sulla stessa lunghezza d’onda si è espresso anche Andrus Ansip, vice presidente Ue e responsabile per il Digital Single Market, che ha sottolineato come l’Europa ha bisogno di creare le condizioni e le economie di scala per massimizzare il potenziale di tecnologie come il cloud computing, la data-driven science e l’Internet of things.

Cinque sono anche le aree di intervento prioritario del piano, e più precisamente 5G, cloud computing, Internet of Things, Big Data (e tutte le tecnologie ad essi riferibili) e cybersecurity. L’obiettivo è quello di definire standard che possano far muovere più velocemente il sistema Europa sulla strada della digitalizzazione. E per farlo l’organismo di Bruxelles metterà in pista diversi progetti per spingere l’adozione di servizi e soluzioni in campo Iot, manifattura avanzata, smart city e smart home, auto connesse e mobile health.

Quanto alla distribuzione degli investimenti previsti, 37 miliardi di euro andranno a rilanciare l’innovazione digitale e di questi 22 miliardi riguarderanno finanziamenti in partenariati pubblico-privato. In questo capitolo di spesa, quattro miliardi saranno attinti dai fondi pubblici europei del programma Horizon 2020 per la ricerca e l’innovazione e un miliardo sarà il contributo degli Stati membri nell’ambito delle partnership del programma Ecsel (Electronic components and systems for european leadership).

Altri 17 miliardi di investimenti dovrebbero arrivare dal settore privato e ulteriori 15 miliardi (sempre in cinque anni) dai budget degli Stati membri nazionali destinati alla ricerca nei settori chiave identificati dalle aziende coinvolte nei partenariati digitali. Molto consistente anche la cifra, pari a 5,5 miliardi (di cui cinque miliardi sono fondi nazionali e regionali e 500 milioni il contributo di Horizon 2020), che alimenterà le iniziative e i progetti degli Innovation Hub finalizzati a supportare l’industria manifatturiera e la piccola e media impresa nella sperimentazioni delle innovazioni digitali.

Per chiudere il cerchio, è di 6,3 miliardi la cifra stanziata per la produzione di componenti elettronici (300 milioni arriveranno dalla partnership Ecsel, un miliardo dagli Stati membri e cinque miliardi dai privati) e di 6,7 miliardi (di cui due da Horizon 2020 e altri 4,7 dal settore privato) quella destinata alla European Cloud Initiative che dovrà portare alla creazione di un’infrastruttura condivisa su scala europea.

Il primo step da raggiungere per questo progetto è quello di fornire a 1,7 milioni di ricercatori europei e a 70 milioni di professionisti della scienza e della tecnologia un ambiente virtuale per l’archiviazione, la gestione, l’analisi e il riutilizzo di grandi volumi di dati.

 

Industry 4.0: piano da 23 miliardi e tanti ostacoli da superare

Una strategia coordinata per la digitalizzazione dell'industria che non può più attendere. Perché il processo di trasformazione di un settore “core” come il manifatturiero, a Bruxelles, è visto come uno dei punti chiave della svolta – tecnologica, economica e normativa – cui sono chiamati i 28 Paesi dell'Unione impegnati a dare vita al mercato unico digitale.

Serve coordinamento centralizzato perché su Industry 4.0 ci sta muovendo in modo disomogeneo. La stessa Germania, che ha dato vita a questo progetto nel 2012, mettendo sul piatto circa 300 milioni di euro e delineando il profilo della fabbrica del futuro attraverso l'applicazione di tecnologie come l'IoT e le stampanti 3D , è alle prese con un'evidente dicotomia: molte grandi aziende hanno recepito i dettami della strategia digitale mentre la strada da fare per le piccole imprese è ancora molto lunga.

Il piano della Commissione presentato ieri va inteso quindi come un'accelerazione della strategia europea per Industry 4.0.

Un'accelerazione che intende mettere a fattor comune diversi miliardi di euro di finanziamenti pubblici e privati all'interno di un framework aperto e al contempo perfettamente definito, che faccia da trampolino di lancio a nuovi progetti (e centri) di innovazione.

Il pacchetto volto a supportare la digitalizzazione dell'industria ha l'obiettivo di muovere complessivamente 23 miliardi di euro entro i prossimi cinque anni. Di questi, cinque miliardi saranno fondi comunitari mentre i restanti 18 miliardi saranno investimenti e capitali di matrice privata.

Risorse importanti, dunque, che dovranno però avere uno sbocco più deciso sul digitale: circa la metà dei progetti finanziati con l'European Fund for Strategic Investments, infatti, hanno per oggetto le rinnovabili e le tecnologie per l'efficienza energetica.

Serve quindi un cambio di approccio, che Pail Sheard dell'agenzia di rating Standard & Poor ha sintetizzato da manuale, ricordando come gli investimenti relativi alla quarta rivoluzione industriale saranno meno “capital intensive” e più orientati alla valorizzazione dei dati e delle competenze.

Sempre Ansip ha ribadito di recente come l'industria sia “il motore dell'economia europea ma deve compiere oggi il salto decisivo verso il digitale”. Favorire e velocizzare questa transizione del settore manifatturiero è per l'appunto l'obiettivo del piano di cui sopra, piano che - ha detto ancora il responsabile per il Digital Single Market - “mira a creare l'ambiente giusto per il futuro digitale dell’industria”.