La liberazione dall’infrastruttura fisica rappresenta un passaggio epocale: invece di costruire la propria infrastruttura It, il 40% delle aziende sta puntando sul computing nella nuvola per sfruttare le risorse informatiche ospitate da terze parti. E dalla seconda metà del 2013 le Pmi hanno iniziato a sposare questa “tecnologia” in modo deciso. Ecco come e perché.

Il computing nella nuvola, dalle aziende italiane, è stato realmente e definitivamente “accettato” come paradigma tecnologico cui non si può rinunciare per cavalcare il cambiamento imposto dalla rivoluzione digitale? E come è stato adottato a livello di processi e architettura informatica dentro le imprese? Ne parla, delineando modelli e tendenze, Stefano Sordi, Direttore Marketing di Aruba

“Il mercato del cloud computing si è evoluto nel corso dell’ultimo anno e si sta sempre più conformando al tipo di aziende che serve, modificandosi a seconda del livello di maturazione dell’It aziendale, dell’evoluzione di processi business-It-business e della tipologia di architetture legacy in uso presso le aziende.

Senza dubbio il cloud sta rappresentando una sfida sempre più importate per le aziende e i suoi Cio e Cto, costringendoli a ripensare processi e strategie che necessariamente dovranno tenere conto dell’esistenza di questa tecnologia ormai accessibile a tutti, competitor nuovi e futuri, vista l’ampia diffusione che sta avendo.

Nel nostro Paese chi aveva infrastrutture dedicate si sta preparando, attraverso roadmap di legacy transformation, a poter integrare in modo fluido processi flessibili e automatici alla base del cloud computing. Inoltre, si sta di fatto lavorando alla definizione della cosiddetta “cloud enabling infrastructure”, come qualcuno la definisce, ossia l’insieme dei processi e dei componenti che interessano l’ambito infrastrutturale, applicativo e d’interazione degli utenti aziendali con le piattaforme It.

È ormai consolidata l’abitudine di non ricorrere più a soluzioni on premise, salvo in casi particolari, principalmente per non sobbarcarsi di eccessivi oneri di gestione dell’infrastruttura fisica, che con il cloud ricadono al 100% sul provider.

Riguardo alla sicurezza, in generale all'inizio potevano esserci delle remore, ma quando le aziende hanno capito che i propri dati erano custoditi in data center ben definiti e gestiti da professionisti esperti in grado di occuparsi proattivamente e autonomamente della gestione dell’infrastruttura, hanno iniziato ad adottare il cloud sia pubblico sia privato senza questo retro pensiero.

La liberazione dall’infrastruttura fisica rappresenta un passaggio epocale: invece di costruire la propria infrastruttura It, il 40% delle aziende italiane sta puntando sul cloud computing in modo da sfruttare le risorse informatiche ospitate da terze parti. A renderlo noto è la relazione Eurostat sull'uso dei servizi cloud nelle aziende dei Paesi di tutta Europa, la stessa che pone l'Italia in cima alla classifica, seconda solo alla Finlandia.

Considerando che la media europea si attesta sul 19%, è facile rendersi conto di come il nostro Paese possa essere considerata all’avanguardia sull’argomento.

Nel corso dell’ultimo anno Aruba ha riscontrato una crescita notevole relativamente all’adozione del cloud da parte di piccole e medie imprese e l’elemento di novità rispetto al passato, quando la tipologia di azienda che più di altre si orientava al cloud era la large enterprise, è costituito dal fatto che dalla seconda metà del 2013 le Pmi hanno iniziato ad orientarsi al cloud in modo deciso.

L’offerta cloud ha subito una vera e propria evoluzione, diventando più appetibile anche per le piccole e medie imprese soprattutto in termini di costi. L’obiettivo dei provider è stato quello di venire incontro alle realtà dotate di risorse finanziare inferiori e offrire loro un prodotto di qualità che, svincolandosi dalla ridondanza offerta da cluster e storage, permettesse di abbattere i costi.

Di anno in anno cresce quindi la consapevolezza delle aziende nei confronti di ciò che è il cloud e cosa rappresenta per il proprio business. Non si tratta di un traguardo da poco, come evidenziano i dati Sirmi dello scorso anno che lo vedono come un mercato da oltre 800 milioni di euro.

Quanto alle modalità di adozione del cloud, la fascia di clientela più esigente, grande e strutturata, sta migrando al modello privato, ambito dove, a fronte di un impegno maggiore, si ha la possibilità di usufruire di un’estrema flessibilità. I principali vantaggi sono legati ad una personalizzazione elevata con profilazione di performance e possibilità di costruire infrastrutture realmente su misura, che quasi sempre fanno sì che una soluzione di cloud privato diventi una soluzione di cloud ibrido.

La fascia più dinamica e meno esigente, invece, va ad occupare la fascia di cloud pubblico, dove con diverse declinazioni dell’offerta si offre al cliente la possibilità di crescere e decrescere rapidamente con un impegno estremamente basso.

Il segreto, in generale, è quello di avere un approccio esplorativo e innovativo che presuppone la segmentazione dell’It perché questo diventi “accogliente” per questa tecnologia. Alcuni Paesi mostrano un attaccamento alle soluzioni fisiche molto più forte, in Italia, per fortuna, la propensione al cambiamento è maggiore del previsto”.