Secondo Idc la spesa in soluzioni e servizi Iot sfiorerà nel 2020 i 1.300 miliardi di dollari a livello mondiale e crescerà del 20% all’anno in Italia, superando quota 35 miliardi. La digital transformation e Industry 4.0 i driver principali. Ma a frenarne l’adozione nelle imprese l’ancora scarsa percezione dei benefici e la mancanza di competenze necessarie per il suo sviluppo.

“Internet of Things: sono pronte le imprese italiane?”: il titolo della ricerca curata da The Innovation Group è un ottimo spunto di riflessione per capire il livello di conoscenza e di diffusione delle tecnologie IoT all’interno delle imprese italiane. Entrando nel merito degli aspetti critici che ne limitano lo sviluppo e delle ripercussioni sull’implementazione di progetti sistemici a livello di sistema Paese, a cominciare dal piano Industria 4.0.

Basata su un campione di circa 300 aziende attive con una propria sede soprattutto del settore industriale, la ricerca evidenza in particolare tre problematiche che caratterizzano il fenomeno.

In primo luogo, fanno notare da Tig, a far riflettere dovrebbe essere la mancata percezione dell’utilità dell’Internet of Things all’interno delle imprese: emerge infatti con molta chiarezza come i rispondenti facciano spesso fatica ad individuare gli obiettivi e la valenza strategica/ trasformativa di queste tecnologie all’interno dell’attività dell’azienda in cui operano.

La mancanza delle competenze necessarie allo sviluppo di progetti IoT è il secondo grande ostacolo che devono affrontare le imprese, consapevoli di essere carenti soprattutto in termini di skill in ambito Ict e digitale, mentre minore attenzione viene posta sulle conoscenze di tipo manageriale e gestionale.

Il rapporto, infine, evidenzia con particolare rilevanza anche il tema della frammentarietà dell’offerta tecnologica, e più precisamente la ridotta capacità dei fornitori Ict di fornire soluzioni “chiavi in mano” e di guidare i propri clienti nella gestione della complessità dei progetti Iot. Frammentarietà che dalle aziende viene percepita come fattore critico.

In linea generale, sono in effetti in minoranza (il 41%) le imprese che hanno già intrapreso progetti legati all’Internet delle cose (il 59% non hanno dunque ancora avviato alcuna attività in tal senso) e fra queste meno della metà (il 42%, il 17% del totale dei rispondenti) ha confermato di aver già completato lo sviluppo di almeno una soluzione Iot.

L’atteggiamento verso questa “tecnologia” è giudicato positivo in virtù del fatto che, nel complesso, solo il 32% del campione dimostra una chiusura a priori e netta nei confronti del fenomeno, fra coloro che non hanno ancora sviluppato alcun progetto e coloro che non hanno intenzione di muoversi in tale direzione.

La reticenza, spiega in proposito il rapporto, è diffusa soprattutto nelle piccole imprese, con il 35% di queste che ribadisce di non avere piani Iot in cantiere mentre una grande azienda su due (il 49%) afferma di avere sviluppato o di stare sviluppando iniziative al proprio interno. Le medie, per contro, appaiono per il momento in una fase di diffidenza, in cui la componente di studio è ancora relativamente elevata, con solo il 29% del campione che dichiara di stare valutando progetti in questo ambito e il 38% che non ha avviato alcuna iniziativa e non ha in programma di avviarne.

Se guardiamo al settore di appartenenza delle imprese oggetto di studio, è interessante invece notare come la distribuzione risulti quello meno attivo sull’Internet of Things (con il 40% di realtà che non hanno alcun piano dedicato a questa tecnologia) e l’industria, all’opposto, quello più sensibile. Il 49% delle aziende di questo comparto ha infatti già sviluppato o sta sviluppando progetti Iot e il 20% ci sta pensando (il 31% non è interessato).

Quanto, infine, ai principali ambiti applicativi dell’Internet of Things in Italia, la ricerca di Tig ci dice che la maggioranza (e nello specifico il 63%) delle aziende che sono già attive con progetti dedicati puntano sull’innovazione dei propri processi, mentre una componente minoritaria (il 37%) ha utilizzato oggetti connessi e sensori per innovare i propri prodotti. Dati che suggeriscono un utilizzo della tecnologia più a uso interno piuttosto che esternamente, più per generare maggiore efficienza e incrementare la produttività piuttosto che per rinnovare l’offerta di servizi e prodotti rivolta al mercato.

 

Crescono gli investimenti in Italia. Il manifatturiero la locomotiva

La spesa IoT in Italia supererà i 35 miliardi di dollari entro i prossimi tre anni, con un tasso di crescita annuo composito, relativamente al periodo 2015-2020, pari al 19,5%; su scala mondiale il giro d’affari relativo all’Internet of Things sfiorerà, sempre nel 2020, i 1.300 miliardi di dollari. A guidare la crescita driver come la digital transformation, la computer intelligence basata sui dati e Industry 4.0 e a caratterizzare lo scenario nuovi fenomeni quali l’arrivo delle piattaforme open data e la convergenza tra analytics e IoT.

Il quadro d’insieme di cui sopra l’ha realizzato Idc e verrà discusso in dettaglio nel corso di un evento che la società di ricerca ha organizzato per il prossimo 22 marzo a Milano e intitolato Simplify Innovation: dall’Internet delle Cose all’Internet del Valore”.

L’Internet of Things, questo uno dei passaggi chiave dello studio condotto in orbita IoT da Idc (“Worldwide Internet of Things Spending Guide”), è ormai una tangibile realtà anche in Italia, con molte aziende in tutti i settori industriali pronte ad andare oltre i pilot iniziali e ad abbracciare progetti più ampi ed estesi.

L’hardware, nel dettaglio, risulterà la voce di spesa più importante da qui al 2020, seguita dai servizi, dal software e dalla connettività.

I settori più attivi a livello mondiale sono soprattutto il manifatturiero (che ha investito nel 2016 quasi 180 miliardi di dollari in iniziative legate all’Internet of Things, i trasporti e le utilities mentre il segmento consumer diventerà entro la fine del prossimo triennio il terzo mercato in valore.

Gli analisti hanno inoltre tratteggiato l’emersione di alcune tendenze che segneranno l’evoluzione dell’universo Iot nel breve e medio termine e nel caso delle piattaforme open data si stima come, già entro il 2018, queste diventeranno la nuova frontiera, generando una certa confusione nelle aziende che già hanno investito in soluzioni IoT.

Passeranno dodici mesi, nel 2019 quindi, e tutte le attività legate all’IoT faranno convergere gli analytics con sistemi di machine learning, istruiti su dati strutturati e non (data lake e store di contenuti per esempio), sfruttando capacità di elaborazione che andranno dal centro della rete fino alle sue periferie.

Sempre nel 2019, si legge infine nella nota diffusa da Idc, almeno il 40% dei dati creati da oggetti intelligenti sarà memorizzato, processato, analizzato e addirittura sfruttato con azioni dedicate alla periferia della rete.