Nel 2014 la spesa in Ict ed elettronica nel nostro Paese resterà sostanzialmente in linea con il 2013, raggiungendo quota 79,2 miliardi di euro. Cresceranno solo cloud, Internet of Things e dispositivi smart. Numeri da mercato ancora in stallo, confermati anche da Anie: meno del 18% delle imprese non si interessa alle nuove tecnologie.

"Sostanziale stallo", questo lo scenario 2014 del mercato tecnologico (digitale e non) che caratterizza il Belpaese, dove sì non mancano "alcune realtà specifiche e isolate in crescita" ma per lo più "a tassi ridotti rispetto a quanto avviene a livello internazionale".

Il quadro dipinto da The Innovation Group (in un report che mette insieme dati di proprietà della società di consulenza, statistiche Istat e altri numeri ancora) ci conferma insomma come gli investimenti in Ict ed elettronica di consumo non bastano a risollevare le sorti di un mercato (quello italiano) che ancora patisce pesantemente le conseguenze della crisi economica. Tuttavia è giusto sottolineare l’effetto trainante di alcune tecnologie – cloud computing in testa, ma anche social media e Big Data – per le quali il mercato italiano mostra lo stesso tipo di dinamismo riscontrabile all’estero.

Quest’anno, secondo le stime fatte nei primi mesi dell’anno, il digital market italiano (nella definizione, per come intesa da The Innovation Group, rientrano il settore delle telecomunicazioni, l’It e l’elettronica di consumo) raggiungerà quota 79,2 miliardi di euro. Un valore che non è sinonimo di ripresa, costituisce anzi un leggerissimo calo (-0,4%) rispetto al dato del 2013, e che è la somma algebrica di componenti diverse, con andamenti eterogenei. Ci sono, insomma, settori in contrazione, come quello dei server, che risultano sostanzialmente bilanciati dai nuovi trend a cui si accennava prima.

Prima di analizzare punto per punto che cosa sta "funzionando" e che cosa, invece, arranca all’interno del mercato digitale nostrano, gli analisti di The Innovation Group contestualizzano la dinamica di stallo: in Italia lo scenario politico ed economico continua a essere attraversato da segnali contraddittori.

Secondo i dati della Organisation for Economic Co-operation and Development Oecd), quest’anno il Pil crescerà appena dello 0,5% (dopo il negativo 1,8% dello scorso anno), e bisognerà aspettare il 2015 per osservare un timido incremento dell’1,1%; il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 12,8%, sempre a detta dell’Oecd, valore superiore a quello dello scorso anno (12,2%) ma inferiore a quello atteso nel 2015 (12,5%). Pallelamente, la produzione industriale continua a scendere.

Forse per effetto delle promesse del Governo (fra bonus in busta paga e lotta all’evasione fiscale tramite l’obbligatorietà dei Pos per negozianti e liberi professionisti), l’Istat rileva tuttavia una lieve ripresa del clima di fiducia, premessa necessaria per far ripartire i consumi.

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Nicchie di eccellenza in un mercato altalenante
Gli alti e i bassi del mercato It nostrano sembrano derivare dalla volontà delle aziende di "risparmiare il risparmiabile", investendo soprattutto nelle tecnologie che sono per definizione una promessa di risparmio, come il cloud e (su un versante più tradizionale) i sistemi di Erp e Crm.

Per questi ultimi l’imprenditoria italiana sembra seguire il trend internazionale di lieve crescita. Per l’anno in corso, secondo The Innovation Group, si prevede un aumento di vendite sia di soluzioni tradizionali ma aggiornate (per esempio, con la diffusione di moduli finanziari evoluti), sia di opzioni cloud, open- source e integrate con i social.

Altre aree in crescita sono rappresentate dalle soluzioni per la digitalizzazione e gestione documentale e dalla stampa digitale (trainata dal printing 3D, soprattutto in campo tessile). Si tratta, in quest’ultimo caso, di una nicchia di mercato che però è degna di nota, così come è la crescita degli investimenti per l’Internet of  Things, le cui innumerevoli soluzioni sono applicate per esempio alla rintracciabilità degli oggetti tramite tag Rfid.

Decisamente più corposo è il mercato del cloud, per cui l’attesa è quella di una crescita anno su anno del 24,8% per la componente public e del 23,9% per quella private. Aumenta, in particolare, la spesa delle aziende per soluzioni di Crm fruibili in modalità as-a-service. Per quanto riguarda gli aggiornamenti software, sono rilevanti, secondo The Innovation Group, anche le iniziative varate in Italia da alcuni vendor per tentare di stimolare gli acquisti, come per esempio la campagna di finanziamenti agevolati e di promozioni lanciata da Microsoft in concomitanza con la cessazione del supporto a Windows Xp e della necessità di aggiornamento di Office e Windows Server.

Di sfuggita, il report fa notare anche come in Italia una "punta di eccellenza" all’interno della spesa in tecnologie sia rappresentata dagli "smart connected device", e in effetti altre fonti autorevoli (ultima, un sondaggio sponsorizzato di Samsung) suggeriscono come la propensione all’acquisto di smartphone, tablet e Pc portatili nel Belpaese rimanga alta nonostante il contesto economico.

Più in generale, dice il rapporto redatto dalla società di consulenza milanese, dopo un momento di crescita sostenuta anche da questi device e da altri prodotti della categoria "new digital technologies", oggi il mercato digitale italiano sta entrando in una nuova fase.

I vendor dovranno riuscire a differenziare maggiormente le proprie offerte, perché attualmente "i mercati ancora tardano a delineare, in termini di caratteristiche strutturali e di funzionalità, prodotti e soluzioni , con una conseguente difficoltà da parte degli utenti finali che si trovano a dover scegliere in autonomia tra prodotti spesso parzialmente intercambiabili". Differenziarsi, dunque, sarà la chiave per farsi spazio in un mercato dove le opportunità di crescita vanno cercate attentamente.

Spesa in Innovazione - Anie

L'incidenza della spesa in innovazione (% su fatturato annuo) nel triennio 2011-2013

Un’impresa su cinque chiude le porte alle nuove tecnologie
Al tema dell’innovazione tecnologica, giusto per chiudere il cerchio, si è dedicata anche l’ultima ricerca di Anie, la Federazione Nazionale Imprese Elettrotecniche ed Elettroniche di Confindustria.

"Pur in uno scenario difficile", ha commentato Claudio Andrea Gemme, presidente di Anie, "le nostre imprese Anie non si sono rassegnate: dall’indagine presso i nostri soci è emerso che l’industria elettrotecnica ed elettronica continua a distinguersi nel panorama nazionale per una spiccata propensione al cambiamento, all’innovazione e all’approccio industry 4.0". A dar forza a queste dichiarazioni il fatto che, nel triennio 2011-2013, circa il 30% dell’intero investimento in ricerca & sviluppo effettuato dal settore privato in Italia sia partito dal segmento elettrotecnica ed elettronica".

Più nello specifico, circa il 40% delle imprese che hanno preso parte all’indagine dichiara di aver speso in innovazione una quota superiore al 4% del fatturato annuo, sempre considerando il triennio 2011-2013; un ulteriore 20% ha invece investito quote comprese fra il 2% e il 4% del giro d’affari.

Lo studio di Anie non si addentra nei dettagli delle tecnologie più o meno prese in considerazione, adottate o fatte evolvere dalle aziende italiane. È comunque interessante notare come, in generale, l’Ict e le tecnologie legate a Internet (servizi e Internet of Things) siano già da tempo integrate nel business per oltre la metà (50,5%) delle imprese, mentre l’adozione è più recente per un 7,8% di realtà e in programma nel futuro vicino per il 24,3%.

Minoritaria, ma comunque consistente, è di imprese che si dichiarano disinteressate all’adozione di nuove tecnologie: parliamo di un 17,5%, circa una su cinque. Probabilmente troppe, se si vuole parlare davvero di rivoluzione digitale.