L’oceano di dati generato dalla rivoluzione digitale necessita di un’infrastruttura sempre più veloce e performante. Ma la tecnologia non è l'unico ingrediente da includere nelle strategie di trasformazione.

Le esigenze di trasformazione digitale del business, combinate con la crescita inarrestabile dei dati e con una gestione infrastrutturale sempre più complessa, stanno portando un maggior numero di aziende a riformulare la propria strategia storage.

Un ripensamento profondo, che non punta solo a implementare i ciclici rinnovamenti tecnologici e architetturali, ma che spinge anche ad abbracciare nuovi modelli di servizio, più rispondenti ai requisiti di agilità e scalabilità dettati dalla digital economy.

“Il mondo digitale sta ormai generando oceani di dati e le organizzazioni devono poter pescare questi dati in modo selettivo, estraendo la conoscenza e le informazioni funzionali al business. Questo significa che tutti i dati disponibili devono essere efficientemente memorizzati, gestiti e protetti per poter essere utilizzati dalle applicazioni giuste al momento giusto. L’infrastruttura deputata a governarli, quindi, non può che essere flessibile, sicura e capace di adattarsi velocemente ai cambiamenti: non tutti i dati, infatti, sono uguali o hanno lo stesso valore, ma tutti possono diventare vitali per il business”, afferma Francesco Casa, manager of storage solutions di Ibm Italia.

Che puntualizza anche un altro aspetto del problema: l’importanza di disporre di differenti tipologie di storage per poter gestire in maniera diversificata i dati aziendali e garantirsi contemporaneamente la libertà di adattarsi a nuove esigenze.

Una linea di pensiero, questa, condivisa anche da Andrea Sappia, sales consultant manager di Fujitsu Italia, che sottolinea come oggi sia importante per le imprese ricorrere “a tutte le tecnologie storage disponibili sul mercato per rispondere in modo adeguato ai differenti carichi di lavoro dei servizi e delle applicazioni, assicurandosi il miglior total cost of ownership”.

Per raggiungere questo obiettivo, secondo Roberto Patano, senior manager systems engineering di NetApp Italia, è di fondamentale importanza misurare la convenienza delle soluzioni in funzione della reale “bottom line” aziendale (che comprende processi, tecnologie e persone) e non fermarsi alla valutazione di singoli Kpi (Key performance indicator) semplificati e spesso fuorvianti, come il semplice costo per terabyte.

Ma quali sono le componenti tecnologiche che un’azienda non può permettersi di trascurare se desidera infrastrutture capaci di reagire in modo dinamico e tempestivo al variare delle esigenze di business? “Innanzitutto è importante poter contare su un ambiente software-defined, in grado di recepire tutte le possibili innovazioni. E, poi, poter far leva su funzionalità software avanzate, come il tiering, la compressione e la deduplica, capaci di rendere efficiente l’infrastruttura storage e offrire valore a prescindere dalle scelte tecnologiche”, commenta ancora Casa, sottolineando come l’adozione dei servizi cloud richieda, invece, un’infrastruttura ibrida solida e aperta, basata su tecnologie mature e con una roadmap certa.

“Il portfolio storage Eternus di Fujitsu spicca sul mercato per l’ampia disponibilità di soluzioni ibride, capaci di risolvere contemporaneamente problematiche di performance e di contenimento dei costi”, afferma Sappia.

“Oltre a queste disponiamo di una gamma di sistemi All Flash, recentemente estesa con l’annuncio della nuova famiglia Eternus AF, una linea che rappresenta un’importante evoluzione di prodotto in termini di scalabilità e prestazioni”.

Contemporaneamente ai nuovi sistemi AF, Fujitsu ha anche annunciato una soluzione di deduplica e compressione compatibile con tutta la famiglia Eternus e capace di ottimizzare l’occupazione dello spazio su qualsiasi storage, dischi Ssd e All Flash compresi.

“Grazie agli standard di efficienza raggiunti dai nuovi livelli di compressione/deduplica e compattazione del dato, i drive Flash stanno diventando ormai economici come i drive tradizionali”, afferma Patano di NetApp.

“Un aspetto importante, che assieme all’incremento delle prestazioni spingerà sempre più l’adozione di questa tecnologia da parte del mercato”. A detta del manager, nel rinnovamento delle architetture storage aziendali è necessario prestare molta attenzione agli aspetti di flessibilità operativa, adottando tecnologie compatibili con quelle già in usate dai cloud service provider e dagli hyperscaler, le cui offerte sono ormai mature e ben si prestano a gestire servizi come il backup, il disaster recovery o gli ambienti di test e sviluppo.

Sottolinea l’importanza della tecnologia Flash anche Yari Franzini, country manager converged infrastructure Italy di Hpe, convinto che l’All Flash, in particolare, rappresenti la pietra angolare delle moderne infrastrutture storage: “Il forte sviluppo della tecnologia Flash e di sistemi storage sempre più efficienti sta inducendo le organizzazioni a ripensare i meccanismi di approvvigionamento e i fattori di scelta delle soluzioni da adottare per implementare architetture altamente performanti, non solo in caso di specifiche applicazioni ma per tutte le esigenze aziendali”.

L’approccio dell’All Flash data center secondo Franzini non permette solo di semplificare la gestione dell’infrastruttura, ma è anche in grado di garantire maggiore flessibilità, più elevati livelli di performance e un migliore Tco.

 

Compatibilità e flessibilità, il nuovo mantra

Le esigenze di agilità e scalabilità dettate dall’economia “data driven” stanno spingendo quasi tutti i principali fornitori storage a riformulare i portafogli d’offerta in un’ottica sempre più orientata alla flessibilità, concetto chiave per garantire un adattamento estremamente veloce a esigenze di business in continua evoluzione.

Nel caso di Ibm, la flessibilità si concretizza in un’offerta declinata da tempo in tre modalità: come soluzioni integrate, come software e come servizi cloud. Tre alternative che lasciano ai clienti la possibilità di scegliere l’opzione a loro più adatta in funzione dei requisiti di business e del budget a disposizione.

“Aver concepito fin dall’inizio lo storage NetApp come doftware-defined ci permette di garantire la massima libertà nell’implementazione dei sistemi”, afferma Patano, “cioè come soluzioni software-defined storage su server open, come macchine virtuali o come sevizi su hyperscaler e service provider. Si tratta di un ecosistema d’offerta che ci consente di proporre soluzioni on premise, cloud ibride e nel cloud, coprendo l’intero ventaglio delle richieste del mercato”.

Il manager sottolinea, inoltre, come fattore differenziante di NetApp sia la possibilità di assicurare ai clienti che hanno adottato il Data Fabric un’evoluzione dei servizi senza disruption, assecondando in maniera dinamica e conveniente le esigenze aziendali.

La capacità di rispondere velocemente alle necessità del business, viene sottolineata anche da Fujitsu, che evidenzia come la piena compatibilità di tutti i suoi sistemi rappresenti uno degli aspetti più apprezzati da parte del mercato.

“Nessuno dei nostri sistemi storage è frutto di acquisizioni o di sviluppi esterni, questo significa che tutte le nostre soluzioni fanno parte nativamente di un’unica famiglia e che i loro strumenti di gestione e replica sono pienamente compatibili. Ciò non solo ne velocizza l’implementazione, ma ne semplifica al massimo anche l’utilizzo”, dichiara Sappia.

Semplice e concreta è la strategia storage di Hpe, calata in un’unica soluzione sia nel caso di un approccio All Flash data center sia nel classico general purpose: in sostanza, l’azienda propone un solo sistema operativo e una sola architettura condivisa per garantire i più alti livelli di performance e tutte le funzionalità tipiche degli storage enterprise, a costi di acquisto e di gestione competitivi.

“Il nostro storage si distingue sul mercato per la capacità di adattarsi con successo a tutte le esigenze, rivelandosi efficace in qualsiasi organizzazione, dalle piccole e medie fino alle grandi imprese”, conclude Franzini.

 

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