Le tecnologie indossabili e le applicazioni di realtà virtuale possono diventare strumenti di monitoraggio dello stato di funzionamento di una macchina o del design di un prodotto. Soluzioni e progetti avanzati in questo campo arrivano anche da aziende della Penisola.   

Mettere a disposizione delle aziende nuovi strumenti di intelligenza distribuita, e quindi informazioni e funzioni di controllo e gestione estremamente potenti su macchine, linee di produzione e processi, al fine di introdurre nuovi modelli operativi per la manutenzione e l’esercizio di sistemi, impianti e infrastrutture.

È una delle tante facce dell’industria del futuro, quella in cui per un operatore diventa vitale, ai fini della produttività, avere disponibili online dati sullo stato di un dispositivo e dei suoi parametri di funzionamento e al contempo libertà manuale, visibilità, strumenti portatili e usabili in condizioni ostili.

La realtà aumentata, già sfruttata in contesti molto critici quali la medicina e l’aviazione, risulta di grande aiuto anche in questi ambiti: grazie ai visori, permette infatti di accedere alle informazioni in modalità dinamica e sincronizzata con la macchina o il sistema di produzione. E l’immediatezza delle informazioni ricevute con tale tecnologia si trasforma altrettanto immediatamente in un potente incremento di efficienza.

In questa direzione si muovono per esempio Alleantia e HeadApp, rispettivamente società pisana specializzata nel campo dell’Industrial Internet of Things e startup torinese nata con l’obiettivo di sviluppare soluzioni indossabili dedicate ai contesti operativi mission-critical. Insieme,

in occasione del recente MecSpe di Parma, hanno dato vita a un sistema di fabbrica digitale che adopera la tecnologia di realtà aumentata per rendere disponibili in tempo reale, grazie ad appositi smart glasses per uso industriale, una serie di informazioni sullo stato dei macchinari.

È sufficiente puntare lo sguardo su comuni codici a barre, apposti, sui macchinari, per far sì che la telecamera integrata nei visori acquisisca le informazioni e geolocalizzi l’oggetto.

La strada è tracciata e secondo Paolo Pari, cofondatore e Ceo di HeadApp,“l’introduzione dei dispositivi wearable e in particolare degli smart glasses sul mercato del largo consumo ha consentito di aprire nuovi scenari per ottimizzare l’interfaccia tra operatore e macchina. Nel contesto dell’Industrial Internet of Things, la creazione di partnership verticali tra competenze altamente specialistiche consente oggi di offrire soluzioni che possono abilitare un potenziale produttivo ancora inespresso”. 

Snellire le fasi di design di un prodotto riuscendo, al contempo, a esaminare le molte diverse possibili configurazioni. Spiegare il funzionamento di macchinari complessi o difficilmente accessibili, formare in totale sicurezza il personale in contesti che altrimenti sarebbero rischiosi per la salute e l’incolumità.

Sono queste alcune delle possibilità offerte da Area 360, il centro per la realtà virtuale e aumentata che fa parte della vasta rete di imprese facenti capo a Reply e che viene ospitato nel parco scientifico e tecnologico Como Next a Lomazzo.

“Secondo uno studio Digi-Capital”, dice Filippo Rizzante, Cto di Reply, “il mercato mondiale della realtà virtuale e aumentata varrà quasi 20 miliardi di dollari nel 2017, per poi superare i 40 miliardi l’anno successivo.

Con Area 360 abbiamo fatto un passo concreto, anche in Italia, per offrire alle imprese una serie di servizi in questo ambito, e già oggi vantiamo importanti collaborazioni con aziende come Abb, Chicco, Daikin e Magneti Marelli”.

A Lomazzo, Area 360 mette a disposizione delle imprese, tra le altre cose, una delle poche “cave” esistenti in Europa: una stanza che permette di immergersi completamente in un ambiente di realtà virtuale, grazie a tre pareti servite da retroproiettori, a un complesso apparato di sensori e a un sistema di visione 3D.

Tutto questo assetto è governato da potenti server in grado di ricostruire in modo realistico e immersivo gli interni di un automobile o di un impianto petrolifero.

Ha collaborato Emilio Mango