L’utilizzo di soluzioni nella nuvola va oltre i tradizionali servizi di hosting e si presenta alle aziende come un’opportunità unica e a basso costo per creare efficienza. Generando benefici che vanno dalla riduzione delle risorse alla trasparenza sui costi fino alla sicurezza dei sistemi.

Stando all’ultima edizione dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, nel 2016 il mercato del cloud computing in Italia ha superato in valore quota 1,7 miliardi di euro, con un aumento del 15% rispetto al 2015. Più nel dettaglio, l’insieme degli investimenti per la creazione di un’infrastruttura abilitante per il cloud di tipo “private” ha registrato una crescita del 14%, sfiorando oggi gli 1,2 miliardi, mentre il segmento “public” è cresciuto in maniera più significativa (del 27% per la precisione) e ha raggiunto un valore di 587 milioni di euro.

Andando oltre i numeri macro è importante notare come la diffusione di questa “tecnologia” non sia regolare, in quanto concentrata soprattutto sulle realtà di grandi dimensioni. Sono solo poco più del 20% delle Pmi (imprese tra 10 e 49 addetti) si avvale di soluzioni di computing nella nuvola. E si tratta in particolare di servizi di tipo pubblico.

Dando uno sguardo al nostro mercato possiamo quindi evidenziare una tendenza abbastanza netta e sicuramente molto indicativa: mentre le grandi aziende si orientano verso soluzioni di private cloud, e sempre più spesso verso un cloud ibrido, vi è una propensione delle piccole e medie imprese all’adozione di applicazioni “as a service” offerte dai diversi provider che popolano questo mercato.

In altre parole il 90% del tessuto industriale italiano, che rappresenta circa il 50% del Pil, hanno nel public cloud un’incredibile opportunità di digitalizzazione, una “scorciatoia sicura” per poter ridurre l’onere gestionale delle risorse informatiche utilizzate in azienda.

Il vero plus del cloud computing è infatti quello di generare un indubbio vantaggio competitivo, soprattutto grazie alla maggiore agilità portata ai sistemi informativi e alle procedure operative, agilità che si riflette in maniera decisiva sul business.

Perché, dunque, le Pmi dovrebbero guardare con molta attenzione e in chiave strategica al cloud? Perché rappresenta la soluzione migliore per gestire agevolmente le più disparate esigenze professionali e aziendali.

Spesso si ricollega il termine al semplice hosting di informazioni, in realtà i servizi nella nuvola più evoluti consentono di risolvere problemi concreti con i quali molte aziende sono costrette a misurarsi ogni giorno, spesso senza trovare una risposta ai problemi e senza sapere che esiste un’alternativa.

Dionigi Faccenda

 

I vantaggi di affidarsi alla nuvola

A mio avviso sono quattro i benefici che il cloud è in grado di trasferire nei processi di un’impresa. Il minor utilizzo di risorse, innanzitutto. Serve meno hardware perché quello disponibile viene utilizzato meglio, riducendo di conseguenza i costi dell’It e gli oneri energetici nella sala macchine.

Quindi la flessibilità, in quanto il fabbisogno di risorse si può modificare in qualsiasi momento, per eseguire operazioni particolarmente complesse o mettere a disposizione di un nuovo collaboratore uno spazio di memoria aggiuntivo. Con il vantaggio tangibile di pagare solo la “quantità” di servizio di cui si ha effettivamente bisogno.

In terzo luogo la trasparenza dei costi: i servizi cloud prevedono un modello a noleggio e il prezzo varia in base alle risorse (potenza di calcolo e memoria) richieste, evitando alle aziende investimenti onerosi nell’hardware, programmati e non.

La sicurezza, infine. Visto che le componenti hardware e software sono separate, in caso di problemi tecnici il sistema si può semplicemente spostare su un altro server funzionante, riduce le interruzioni del servizio e aumentandone la disponibilità.

Il gestore del centro dati, inoltre, ha tutto l’interesse a mantenere “in ordine” il proprio ambiente e può trovare nel cloud una protezione delle informazioni sensibili migliore rispetto a un’infrastruttura gestita autonomamente. In ultima analisi il risparmio in termini di assistenza e mantenimento dell’infrastruttura It, voci di costo che sono a carico del provider.

Spostare parte del proprio sistema informatico (infrastruttura, piattaforme e anche servizi) sul cloud, ipotizzando nel tempo una migrazione più consistente, consente in definitiva di evitare investimenti in nuove macchine e di semplificare la configurazione della rete aziendale, godendo delle garanzie offerte dal cloud provider in fatto di affidabilità e disponibilità dei servizi, oltre che delle funzionalità di backup automatico dei dati.

L’impatto del cloud è quanto mai rilevante per chi lavora spesso in mobilità, presso i clienti o comunque fuori azienda. La possibilità di disporre di dati aziendali (documenti, appuntamenti e indirizzi) ovunque ci si trovi risulta infatti un vantaggio determinante.

Il modello di computing basato sul concetto di servizio va verso la dematerializzazione delle risorse Ict utilizzate con maggiore flessibilità, al fine di ottenere massima scalabilità e agilità, a fronte di costi contenuti e prevedibili. E questa è una strada che le Pmi italiane non possono permettersi di non seguire.

Dionigi Faccenda, Sales & Marketing Director di OVH Italia