I tre principali aspetti che caratterizzano il luogo di lavoro del futuro sono flessibilità, autonomia e facilità d'uso. E oggi? C’è molta meno preoccupazione a utilizzare protocolli Vpn per garantire l’accesso remoto a sistemi e applicazioni dal pc o dallo smartphone aziendale che non a gestire l’uso dei device personali del dipendente. Lo dice il numero uno di Polycom in Europa.

Secondo Cary Cooper, professore di psicologia organizzativa e della salute presso la Manchester Business School, il lavoratore del futuro valuta la propria posizione sulla base di tre criteri fondamentali, sia a casa sia al lavoro: flessibilità (priorità assoluta per la stragrande maggioranza dei Millenials e della cosiddetta Generazione Y), autonomia e facilità d'uso della tecnologia.

Offrire strumenti digitali “a prova di futuro” significa quindi allinearli alle esigenze della forza lavoro di domani. Ed è in questo solco che si danno battaglia i fornitori di soluzioni di comunicazione e video collaboration come Polycom.

Marco Landi, Presidente a livello Emea della società americana, ha confermato in modo esplicito a Technopolis come a suo avviso lo smart working sia “un modello già consolidato. L’ufficio è nel notebook – dice il manager – e l’accesso alle applicazioni critiche si può gestire tramite una connessione sicura Vpn, con più livelli di password se necessario. La flessibilità del lavoro non è certo un problema tecnologico”.

Alla base di un modello più “intelligente”, secondo Landi, c’è infatti la componente economica: “l’home working, se sfruttato a dovere, è per le aziende sinonimo di grandi benefici in termini di efficienza sui costi fissi, a cominciare da quelli relativi all’affitto degli spazi di lavoro, e di produttività degli addetti, che sono sempre online. Serve però un approccio organizzativo più maturo, che misuri il risultato rispetto agli obiettivi prefissati e che non trascuri il valore del team working periodico”.

La possibilità di utilizzare i propri dispositivi personali a scopi lavorativi rientra in questo processo di maturazione. “Il Byod – osserva in proposito il manager – è un passo avanti lo smart working perché contempla l’uso del device del dipendente. E c’è molta meno preoccupazione, dentro le organizzazioni, a utilizzare protocolli Vpn per garantire l’accesso remoto ai sistemi dal computer o dallo smartphone aziendale”.

La sicurezza, a detta di Landi, è a tutti gli effetti un problema superato, anche perché il livello dei dati critici è ridimensionato (fanno eccezione le aziende che lavorano in settori quali la sanità o il militare), e di pari passo cresce a ritmo costante (grazie alla spinta delle nuove generazioni) la pervasività della comunicazione in formato digitale e il conseguente ricorso a servizi video.

Ma quanto sono radicate queste soluzioni nelle medie aziende? Esattamente come nelle grandi organizzazioni, un tempo gli unici destinatari di questi strumenti. “Ci sono applicazioni per tutte le esigenze, anche per device mobile. Bastano due megabit di banda e si può fare videoconferenza a migliaia di chilometri di distanza”.

 

Il dipendente del futuro modella il posto di lavoro

Gli studi dimostrano in modo coerente che uno dei principali obiettivi di business è quello di supportare la forza lavoro attraverso strumenti e soluzioni tecnologiche adeguate. 

Il 70% dei Millennials, in particolare, prevede di raggiungere un buon livello di flessibilità e 9 persone su 10 della Generazione Y considerano la flessibilità come priorità assoluta. Da qui l’imperativo, per le aziende di ogni dimensione, di fare proprie le esigenze del dipendente del futuro.

Per i giovani lavoratori, cresciuti con Skype e Facebook, la collaborazione visiva è parte della loro vita e si aspettano di fare le stesse cose sul posto di lavoro. La tecnologia digitale consente oggi ai lavoratori l’accesso costante a persone e informazioni all'interno e all'esterno dell'azienda, e si aspettano di poter accedervi in ufficio.

Offrire una tecnologia “a prova di futuro” porta a identificare soluzioni che possano essere percepite come naturali, garantendo ai dipendenti la soddisfazione di alcune esigenze personali e all’azienda la possibilità di ottenere un maggior valore.

Il professor Cooper è convinto dell’idea che la tecnologia sia “il motore” della flessibilità sul lavoro e che le aspettative del lavoratore e il loro impatto sui processi di deployment a livello It possano essere riassunte in tre punti chiave: luogo di lavoro, esperienza e flusso di lavoro.