Lo sviluppo e il processo di realizzazione delle città intelligenti necessitano di una piattaforma nazionale italiana che dovrebbe favorire il riuso delle soluzioni sviluppate nell’ambito di diversi progetti di ricerca e industriali. Ecco come funziona.

Per favorire lo sviluppo di città intelligenti e migliorare la qualità della vita dei cittadini, pubbliche amministrazioni, aziende e mondo della ricerca dovrebbero avviare un percorso comune e fare sistema.

É il messaggio forte che arriva dalla seconda edizione del convegno I-CiTies 2016, organizzato dal Laboratorio Nazionale Smart Cities del Cini (Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’informatica) in collaborazione con Anci (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) ed Enea e svoltosi a fine settembre presso l’Università degli Studi del Sannio di Benevento.

Al convegno, più di cento partecipanti, tra rappresentanti dell’accademia, delle aziende e delle pubbliche amministrazioni, si sono confrontati su diversi temi di ricerca, tecnologici e strategici che sono alla base dello sviluppo delle città intelligenti e su progetti in corso che mirano ad accelerarne il processo di realizzazione.

Al convegno sono intervenuti anche dirigenti dell’Agenzia per l’Italia Digitale, di ministeri e agenzie governative, nonchè dell’Anci che hanno illustrato l’agenda digitale italiana nel settore delle smart cities e i progressi in atto.

Dalla discussione, organizzata intorno al tema della definizione di linee strategiche per la convergenza verso standard condivisi e la regolamentazione dell’accesso ai dati, è emersa la necessità di giungere alla definizione di una piattaforma nazionale italiana allo scopo di favorire il riuso delle soluzioni sviluppate nell’ambito dei diversi progetti di ricerca e industriali.

In particolare, la piattaforma di riferimento dovrebbe individuare standard, tecnologie e soluzioni architetturali finalizzate all’integrazione di tre aspetti fondamentali su cui si fonda una Smart City dal punto di vista Ict: una rete di comunicazione capillare (adeguatamente supportata da standard di recente diffusione, quale 5G) per collegare sensori, attuatori e altri dispositivi intelligenti dispiegati sul territorio, in accordo ai principi del paradigma dell’Internet delle cose; una piattaforma in ambiente cloud capace di ospitare ed elaborare la grande mole di dati prodotta dai sensori e dai dispositivi personali, e di rendere tali dati (o una loro sintesi) disponibili sotto forma di open data; una moltitudine di servizi interoperabili e facilmente integrabili.

Questi ultimi dovrebbero supportare gli amministratori nelle loro decisioni e le utilities nella gestione on-demand delle risorse, al fine di alimentare nuovi modelli di business e incrementare le opportunità per le piccole imprese, e per migliorare la qualità della vita dei cittadini.

Un importante elemento di discussione (sia dal punto di vista strategico sia tecnologico) è la necessità di abbandonare modelli “verticali” finora utilizzati per lo sviluppo delle singole soluzioni, non adeguati a supportare un sistema decisionale in un contesto estremamente variegato e complesso, quale quello di una città.

Il modello di sviluppo verticale, infatti, produce sottosistemi indipendenti, anche tecnologicamente avanzati ma non in grado di comunicare fra loro e, quindi, capaci di operare solo su un limitato sottoinsieme dei dati effettivamente disponibili.

Occorre invece passare ad un approccio “orizzontale” in cui i dati prodotti dai vari sottosistemi cittadini (traffico, illuminazione, gestione dei rifiuti, monitoraggio della qualità dell’aria, ...) vengono raccolti da una piattaforma unica (o da un insieme di piattaforme interoperabili) e resi disponibili, in forma di open data, per sviluppare servizi smart per i cittadini e gli amministratori.

In tale contesto, diventa di fondamentale importanza la definizione di una “piattaforma” nazionale che possa essere adottata come riferimento dalle varie città italiane.

Questo permetterebbe di focalizzare gli sforzi di ricercatori accademici e industriali e le azioni strategiche di agenzie ed enti governativi verso soluzioni condivise, riducendo al contempo i costi e limitando il “vendor lock-in”.   

L’idea di delineare un percorso verso la definizione di una piattaforma di riferimento intorno alla quale far convergere gli sforzi di ricercatori accademici ed industriali rappresenta un elemento fondamentale anche per concretizzare i risultati di iniziative quali quella di Benevento e rendere applicabili nel medio lungo termine gli sforzi dei ricercatori impegnati nel settore o in ambiti che hanno un impatto sullo sviluppo delle smart cities.

Ci auguriamo che nei prossimi mesi si possa fattivamente collaborare con l’Agenzia per l’Italia Digitale, Anci, Enea ed altre organizzazioni nazionali per avviare insieme un percorso verso città più vivibili e sostenibili.

Giuseppe Anastasi, Direttore, Laboratorio Nazionale Cini Smart Cities & Communities

Eugenio Zimeo, Coordinatore Focus Group e-Government, Laboratorio Nazionale CINI Smart Cities & Communities