Le vendite globali di smartphone sono in ripresa e superano le iniziali previsioni di crescita. I vendor asiatici, e quelli cinesi in primis, sono sempre più padroni del mercato. La società della Mela vanta una capitalizzazione da record ma registra un piccolo calo di domanda per il melafonino. E per l'iPhone 8, secondo rumors, si dovrà forse attendere l'anno prossimo.

Il mercato dei telefonini intelligenti non è “morto”, parola di analisti. La conclusione a cui sono giunti gli esperti di Idc va ovviamente spiegata meglio e nasce dal fatto che nel corso dei primi tre mesi del 2017 le vendite di smartphone su scala globale hanno dato segni di risveglio, invertendo una tendenza che vede la crescita della domanda viaggiare da parecchi trimestri a ritmo (molto) rallentato.

Se il 2016 è stato l’anno zero del nuovo corso, il primo a registrare incrementi di consegne a una sola cifra, l’inizio di quest’anno ha detto che la sensibilità dei consumatori per il device smart per eccellenza è ancora forte.

Nel primo trimestre si sono venduti 347,4 milioni di unità, pari a una crescita del 4,3% rispetto allo stesso periodo del 2016 e al più modesto 3,6% inizialmente preventivato

L’arrivo sul mercato di prodotti di punta come il P10 di Huawei e il Galaxy S8 di Samsung ha confermato secondo gli analisti che un’ulteriore fase di innovazione nel settore smartphone è ancora possibile. Dai vendor come Huawei, Oppo e Vivo arriva invece la conferma che i produttori cinesi sono ormai lanciati verso l’Olimpo di questo settore in virtù di risultati superiori alla media complessiva del mercato.

A guidare la robusta ripresa di domanda per il resto del 2017 saranno proprio i prodotti dal prezzo più accessibile rispetto a quelli di fascia premium, e cioè smartphone con caratteristiche tali da soddisfare la maggior parte dei requisiti richiesti da utenti convinti di poter fare anche a meno dei modelli top di gamma.

Tabelle alla mano, Samsung per il momento mantiene la propria posizione di fornitore di smartphone più grande del mondo, nonostante abbia confermato i numeri di vendita (79,2 milioni di unità) del primo trimestre 2016 e abbia perso un punto percentuale di quota di mercato, scendendo al 22,8%.

Anche l’andamento delle consegne di iPhone (51,6 milioni quelli spediti sul mercatro da Apple nel periodo) è stato pressoché piatto e non a caso il bilancio del gigante di Cupertino (vedi la seconda parte dell’articolo) ne ha risentito parecchio.

Chi non conosce rallentamenti è invece Huawei che ha aumentato il venduto del 21,7% a volumi, toccando quota 34,2 milioni di smartphone. Una nota del produttore cinese precisa in realtà come le unità vendute nel primo trimestre siano 34,55 milioni, con un aumento del 21,6% rispetto all’anno precedente.

Poco importa, comunque. Huawei vanta oggi una fetta del 9,8% del mercato globale e sono solo cinque i punti percentuali che la dividono da Apple. Molto hanno influito le vendite di Huawei in Cina e in Europa, salite rispettivamente del 20% e del 15%, e moltissimo quelle registrate in Asia. E la sensazione di molti è che questa corsa in avanti non si arresterà, tanto nella fascia media del mercato (prezzi di listino fra i 300 e 400 dollari) quanto in quella degli smartphone di fascia alta (sopra i 500 dollari), dove la casa cinese (dati GfK) si porta a casa su scala mondiale poco meno del 10% delle vendite.

Quanto a Samsung, non è certo passato inosservato il fatto che il chaebol coreano abbia festeggiato a fine aprile la miglior trimestrale dal 2013 a questa parte, grazie soprattutto alle ottime vendite dei chip di memoria e dei display. Complessivamente si è trattato del secondo miglior risultato di sempre per l’azienda sudcoreana, che ha registrato ricavi di circa 44,7 miliardi di dollari e un profitto operativo nell’ordine degli 8,8 miliardi, con un salto in avanti del 48% anno su anno.

Il business mobile, per contro, ha subito una nuova flessione a causa dell’aggiustamento dei prezzi dei dispositivi di fascia alta (i Galaxy S7 ed S7 Edge) e per il fisiologico reflusso di domanda post-natalizio. Gli ormai ex cellulari top di gamma di Samsung, ora rimpiazzati dall’S8, hanno dovuto sostenere i conti del gruppo più a lungo del previsto, a causa del ritiro dei phablet Note 7.

Per mantenerli competitivi, quindi, la società ha dovuto rivedere al ribasso i prezzi con l’effetto di ridurre il profitto operativo della divisione a 1,8 miliardi di dollari, in declino del 47% rispetto ai 3,4 miliardi del primo trimestre del 2016.

“Guardando al secondo trimestre, la domanda di smartphone e tablet rimarrà piatta, ma il rilascio a livello globale degli ultimi modelli Galaxy S8 ed S8+ aiuterà la divisione a far crescere fatturato e profitti trimestre su trimestre […]. I Galaxy S8 ed S8+, lanciati il 21 aprile, hanno finora mostrato vendite solide”, ha sottolineato Samsung in una nota stampa, ufficializzando anche il lancio di un nuovo top gamma nella seconda metà dell'anno. Si tratta del Galaxy Note 8 che verrà presentato in agosto negli Usa e che debutterà in Europa a settembre all’Ifa di Berlino.

 

Apple batte nuovi record

La Mela corre più veloce che mai: numeri in crescita, sia nel fatturato sia negli utili, alta marginalità e livelli di capitalizzazione da record caratterizzano il bilancio del primo trimestre solare del 2017 (corrispondente al secondo periodo dell'esercizio fiscale in corso).

Eppure c'è un'ombra calata proprio sul prodotto principe della società di Cupertino, l'iPhone, che rispetto ai livelli di un anno prima ha venduto l'1% in meno ovvero 50,8 milioni di unità. Fermandosi anche sotto le attese degli analisti (52 milioni di pezzi venduti), l'andamento del melafonino ha diffuso un po' di delusione e provocato la perdita di qualche punto percentuale in Borsa.

In compenso, l'aumento del prezzo medio degli iPhone commercializzati, per effetto dei nuovi modelli, ha contribuito a far salire tutti gli altri indicatori a dispetto del calo dei volumi. Nel commento ufficiale ai nuovi dati, l'amministratore delegato Tim Cook ha sottolineato non a caso la “domanda costante e sostenuta per iPhone 7 Plus” nel corso del trimestre.

Nel periodo considerato, l'azienda ha fatturato 52,9 miliardi di euro, appena meno delle stime degli analisti (53,1 miliardi) ma il 4,6% in più rispetto al periodo di gennaio-marzo 2016. Il 65% dei ricavi è stato realizzato fuori dagli Stati Uniti, con andamenti ascendenti nel mercato europeo (+10%), nella regione Asia Pacifico e in America Latina, mentre è sono calate del 14% le vendite cinesi.

In rialzo, del 4,6%, anche l'utile netto: 11,03 miliardi di dollari, corrispondenti a 2,10 dollari per azione (in questo caso, risultato superiore alle attese). Il merito di questi buoni numeri va al già citato rialzo del prezzo medio degli iPhone, responsabili del 91% del giro d'affari, ma anche delle aumentate vendite di computer sulla spinta del nuovo MacBook.

Sotto l'aspetto puramente finanziario, vanno sottolineati i nuovi record della Mela: 776,59 miliardi di dollari di capitalizzazione e 256,8 miliardi in cassaforte, cifra monstre per un'azienda non finanziaria. E i segnali della buona salute di Apple non finiscono qui. “Abbiamo generato un forte flusso di cassa operativo di 12,5 miliardi di dollari e restituito oltre 10 miliardi di dollari ai nostri azionisti durante il trimestre di marzo", ha dichiarato il chief operating officer Luca Maestri. “Data la solidità del nostro business e la fiducia che abbiamo nel nostro futuro, siamo lieti di annunciare oggi un ulteriore aumento di 50 miliardi di dollari per il nostro programma di capital return”. La durata del programma di restituzione di capitale è stata, inoltre, estesa di quattro trimestri, portando a 300 miliardi di dollari la cifra complessiva da conferire agli azionisti entro la fine di marzo 2019. Il consiglio di amminsitrazione ha anche aumentato, dai recenti 175 miliardi a 210 miliardi di dollari, l’autorizzazione al riacquisto di proprie azioni, mentre il dividendo trimestrale è salito (di circa il 10%) a 0,63 dollari per azione.

Per il trimestre di aprile-giugno la società stima di fatturare un valore compreso fra i 43,5 e i 45,5 miliardi di dollari, a fronte di spese operative di 6,6 o 6,7 miliardi e di un margine lordo che potrà variare fra il 37,5% e il 38,5%.

Bisognerà invece aspettare qualche trimestre per osservare gli effetti del lancio del prossimo iPhone, il numero otto, per capire se il più importante asset aziendale – e unica nota un po' negativa del presente di Apple – sia ancora capace di stupire, anche sul fronte delle vendite. Tradizionalmente atteso al lancio in autunno, in ottobre, il nuovo telefono potrebbe però subire qualche ritardo se fossero confermate alcune voci riportate dalla società di ricerca ValueWalk.

Secondo fonti anonime interne alla taiwanese Foxconn, uno dei principali produttori al servizio di Apple, da Cupertino starebbero giungendo richieste di fornitura solo per l'iPhone 7S e 7S Plus. E questo significa inevitabilmente uno spostamento in avanti, al 2018, per il debutto del nuovo modello. È opinione degli analisti di Value Walk che, in ogni caso, la Mela abbia in programma qualcosa di speciale già nel 2017 per la celebrazione del decimo compleanno del melafonino. Gli analisti di Deutche Bank, su questo punto, concordano: “Numerose informazioni giunte dalla supply chain suggeriscono che la penuria di componenti chiave e le difficoltà tecniche potrebbero ritardare il lancio dell'iPhone 8”.

Ha collaborato Alessandro Andriolo