L’incubatore Tilt promuove un modello di collaborazione aperto per la trasformazione digitale. Partendo da una base di competenze scientifiche e tecnologiche che ha radici lontane e coinvolgendo le startup e le aziende del territorio. Con il programma “Adotta una startup”, selezionati trenta progetti innovativi. Foodchain, Emoji e Mysnowmaps le tre nuove imprese presentate alle aziende partner.

“La necessità che l’innovazione tecnologica tocchi l’impresa è un passaggio fondamentale per il percorso di sviluppo del Friuli Venezia Giulia. Industria 4.0 è un’opportunità per vincere la sfida di creare un futuro diverso, ma non bisogna perdere tempo e occorre investire in modo adeguato le risorse”.

Nelle parole di Debora Serracchiani, presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, si intuisce in modo chiaro lo spirito dei diversi soggetti (istituzionali e del mondo imprenditoriale) che hanno in mano i destini di questo territorio. Territorio di cui Trieste, per ragioni storiche, è un crocevia fondamentale.

E un evento organizzato a metà maggio da Tilt, il “digital hub” inaugurato nel marzo del 2016 da Teorema Engineering e Area Science Park in collaborazione con l’Università degli Studi di Trieste e con Microsoft, è stata l’occasione per approfondire da diverse prospettive le opportunità legate al digitale e proprie di un modello di innovazione aperto, che preveda una mirata integrazione fra startup tecnologiche e aziende affermate.

“La collaborazione fra pubblico e privato”, ha detto in proposito Serracchiani, “è imprescindibile per generare sviluppo, anche se il compito più difficile è proprio quello di mettere insieme tutti gli attori in gioco, università e imprese ovviamente incluse. La nostra Pa non è ancora pronta per vivere appieno la digitalizzazione”, ha concluso la presidente, “ma la strada per cambiare in questa direzione è stata intrapresa, attraverso un processo che deve essere quotidiano”.

E quotidiano, in effetti, è il work in progress che sta portando avanti Maurizio Fermeglia, rettore dell’Università degli Studi di Trieste, nel provare a costruire “un sistema capace di razionalizzare l’output di figure con elevate competenze tecnologiche. Il 20% degli studenti universitari triestini”, ha spiegato in sede di evento, “è impegnato a imparare professioni che oggi ancora non sono diffuse, a formare abilità che rispondono al principio secondo cui la digitalizzazione è qualcosa di molto più penetrante rispetto all’Ict così come l’abbiamo conosciuto finora”.

Da qui l’idea di guardare avanti e di lanciare, a partire da settembre, il primo corso in Data Science (in lingua inglese) focalizzato sulle tecniche di analisi dei Big Data. “Come Università”, ha rimarcato Fermeglia, “siamo il punto di convergenza fra la componente sociale, tecnologica e scientifica e dobbiamo sfruttare questo valore per accompagnare, in modo assolutamente trasversale, il processo di digitalizzazione”.

Il ruolo della ricerca, in questo percorso di innovazione allargato a più soggetti, è come facilmente immaginabile molto rilevante. Lo conferma la fotografia che ha scattato per Technopolis il direttore generale di Area Science Park, Stefano Casaleggi: “Trieste ha tutte le caratteristiche per essere uno degli hub più importanti per accogliere e far crescere le startup: l’ecosistema virtuoso si crea condividendo le eccellenze disponibili sul territorio.

E condizioni indispensabili come l’accesso ai capitali, i servizi, le competenze e un ecosistema virtuoso aumentano la capacità di attrazione di nuove risorse economiche”. I presupposti per pensare in grande non mancano, ma il passo da compiere non è trascurabile. In Friuli Venezia Giulia, ha sottolineato Casaleggi, operano circa 700 imprese in ambito Ict, “ma vanno portate a un livello più alto, con una strategia che punti a valorizzare quelle aziende in grado di creare reale vantaggio per il tessuto industriale e di far crescere l’intero territorio”.

Un’eccessiva proliferazione di incubatori, insomma, potrebbe anche essere controproducente, mentre l’ideale, nella visione del direttore del parco tecnologico triestino, sarebbe un sistema di innovazione composto da una decina di centri su scala nazionale, con alle spalle una regia capace di indirizzare al meglio le risorse e le specificità delle singole attività.

Il principio che in questo scenario muove una realtà come Tilt è quello della concretezza. “Siamo nel mezzo della rivoluzione delle rivoluzioni, la più complessa”, ha spiegato Michele Balbi, presidente di Teorema Engineering e co-ideatore del digital hub. Le aziende a suo dire “non possono basarsi solo sulla propria capacità di ricerca e sviluppo, devono invece aprirsi ad advisor digitali in grado di guidarle nell’adozione dele tecnologie di domani”.

Ma c’è un problema di tempi, perché l’esigenza di applicare la tecnologia disponibile richiede velocità. “Dobbiamo trovare startup che sappiano aiutare le imprese a diventare 4.0, realtà che dopo dodici mesi devono iniziare a fatturare e dopo diciotto devono essere monetizzabili. Il nostro”, ha proseguito Balbi, “è un modello di ecosistema dove la startup può crescere e proliferare per poi entrare solo quando è ormai avviata in un’azienda strutturata, portando a quest’ultima competenze e tecnologie per generare vantaggio competitivo attraverso soluzioni innovative”.

Per raggiungere tale obiettivo serve cultura d’impresa e servono idee come il programma “Adotta una startup”, che Tilt ha avviato come modello di accelerazione della trasformazione digitale. Fra le aziende del territorio coinvolte nel progetto spiccano i nomi di colossi come Fincantieri e Illycaffè, marchi storici dell’agroalimentare come Principe San Daniele e realtà più piccole come Geoclima, specializzata nel campo degli impianti di climatizzazione, e come le aziende agricole Specogna e Sancin.

 

Tracciabilità, emozioni, energia: idee vincenti da incubare.

Il presupposto è esplicito: per le aziende non è possibile sviluppare “in casa” tutte le tecnologie di cui necessitano. Serve loro un aiuto, un intermediario di eccellenza che le metta in contatto con le realtà che vivono quotidianamente di innovazione. La missione di un digital hub come Tilt è per l’appunto quella di “pescare” sul territorio le startup meglio candidate per affiancarsi a imprese più grandi e ben avviate, per abilitare innovazione in modo virtuoso e, soprattutto, funzionale al business.

Delle trenta realtà selezionate dal programma “Adotta una startup” su oltre 500 domande ricevute, tre sono quelle che hanno preso contatto con i partner industriali dell’incubatore ospitato all’interno dell’Area Science Park di Trieste.

Foodchain è una startup comasca (è nata e risiede nel Parco Tecnologico ComoNext di Lomazzo) autrice di una piattaforma informatica basata sulla tecnologia blockchain, che può tracciare e rintracciare beni alimentari lungo tutta la filiera produttiva. L’intero sistema ruota intorno a un codice univoco applicato all’alimento e associato all’account del produttore, in cui sono inseriti tutti i dati che l’azienda cliente intende rendere noti sotto diverse forme (video, immagini, certificazioni).

Tali informazioni diventano fruibili in maniera trasparente per il consumatore finale e inalterabile; durante il percorso  compiuto dal prodotto lungo la filiera è possibile aggiornare o aggiungere nuovi dati, come la posizione. Da qui, le possibili sinergie fra la startup e Illycaffè, il Gruppo Principe (che produce e vende il Prosciutto San Daniele Dop) e le aziende agricole Specogna e Sancin sono più che intuibili.

Come sostiene Luca Giraldi, uno dei fondatori di Emoji, “la tecnologia di machine learning suggerisce comportamenti ideali di acquisto elaborando le reazioni facciali dell’utente raccolte dai sensori”. Questa startup ha concepito per i negozi una soluzione in grado di catturare e interpretare le emozioni del consumatore quando è in prossimità del prodotto o di un brand: il suo toolbox è costituito da un kit hardware e software il cui compito è quello di eseguire analisi e proporre soluzioni in tempo reale per migliorare l’esperienza del cliente e definire strategie di marketing più mirate. La soluzione è allo studio di Fincantieri, che potrebbe utilizzarla per i crocieristi imbarcati sulle navi di sua costruzione.

Mysnowmaps, infine, è una società di Trento fondata da ingegneri ambientali sensibili alle tematiche del risparmio energetico. La particolarità della sua soluzione di mapping risiede in un innovativo sistema di raccolta dati, che sfrutta un algoritmo per ovviare alla mancanza fisica di sensori. Si possono, così, controllare le risorse idriche di un determinato territorio, misurando l’innevamento e il livello di conservazione dell’acqua anche in assenza di rilevatori fisici.

Il patrimonio di dati raccolto ha una valenza sia di tipo consumer, sia business: la condivisione delle informazioni fra gli utenti facilita, da una parte, la pianificazione di escursioni e viaggi, e dall’altra contribuisce a dare vita ad azioni orientate al monitoraggio del territorio, a beneficio della comunità scientifica.