Di AI si parla da decenni. Oggi il concetto trova incarnazioni varie, dai sistemi antifrode alle app per la ricerca dell'anima gemella. Amazon, Apple, Google e Microsoft si rincorrono nel lancio di nuove tecnologie e servizi in un mercato che si avvia a valere oltre 19 miliardi di dollari.

Che ci crediate o no, di intelligenza artificiale si è cominciato a parlare ben prima dello sbarco sulla Luna e dell’invenzione dei personal computer.

L’espressione e le basi teoriche della disciplina furono definite nel 1956 da un gruppo di scienziati e informatici statunitensi secondo i quali era possibile simulare attraverso le macchine “ogni aspetto dell’apprendimento o qualsiasi altra caratteristica dell’intelligenza” (vi faceva parte anche John McCarthy, che avrebbe poi vinto il Premio Turing proprio in virtù del suo contributo nel campo dell’AI).

La tecnologia come la conosciamo oggi, nelle sue mille declinazioni, sembra però essere diventata qualcosa di diverso da una semplice replica del ragionamento umano.

È piuttosto un’amplificazione del cervello, che può tradurre simultaneamente da una lingua all’altra, intavolare conversazioni su un’app per smartphone o con un chatbot, averla vinta su un campione in una partita di scacchi, riconoscere un volto tra la folla (se è vero che in Cina un ladro ricercato da anni è stato individuato da una videocamera mentre usciva da uno stadio), imparare i gusti e prevedere le scelte d’acquisto di un cliente, ottimizzare i consumi energetici di un data center o di un’abitazione, correggere in automatico uno scatto fotografico mal riuscito, e ancora dare voce, orecchie e capacità di ragionamento a un robot, o permettere a un’automobile di fare a meno di due mani sul volante (con qualche perfezionamento ancora da apportare, alla luce degli incidenti causati dai sistemi di Tesla e Uber).

Alla base di tutto ci sono loro, gli algoritmi di apprendimento automatico: insiemi di istruzioni, strutturati su modelli matematici, che vengono “nutriti” di dati, “allenati” e lasciati liberi di impare e di perfezionarsi con la pratica. Su queste fondamenta, le applicazioni di intelligenza artificiale possono assumere innumerevoli aspetti e altrettante destinazioni d’uso.

Dalla sua nascita, cinque anni fa, la piattaforma Fraud.net ha permesso di smascherare più di 432mila truffatori che tentavano di ottenere guadagni illeciti attraverso siti di e-commerce.

Con il machine learning (quello di Amazon Web Services, nella fattispecie) servizi come questo analizzano i comportamenti fraudolenti per derivarne una serie di “indizi” sospetti e poi dei veri e propri modelli predittivi.

Per i suoi 50 milioni di iscitti alla ricerca dell’anima gemella o anche di un semplice appuntamento, Tinder elabora milioni di richieste al minuto, di uomini e donne che segnalano con il gesto dello “swipe” sulla foto di altri utenti il proprio interesse per la persona in questione. L’applicazione si serve di un servizio cloud di Amazon Web Services, Sagemaker, per costruire modelli predittivi e scoprire connessioni tra i profili.

 

Quattro big a stelle e strisce in lizza per vincere una sfida globale

Siamo appena all’inizio di una trasformazione che ci porterà chissà dove. Secondo le stime di Idc, quest’anno la spesa mondiale in tecnologie di computing cognitivo e intelligenza artificiale aumenterà del 54% sul 2017, raggiungendo un valore di 19,1 miliardi di dollari.

Un piatto ricco, da cui tanto i colossi dell’Ict quanto le startup intendono mangiare: limitandoci ai primi, gli annunci recenti nel campo dell’AI ben mostrano quanto il settore sia in fermento. Senza pretese di completezza, ecco alcuni dei progetti e novità più interessanti.

Microsoft

La società di Redmond sta studiando come impiegare l’assistente virtuale di Windows, Cortana, nelle applicazioni di videoconferenza. Nelle dimostrazioni andate in scena all’evento Build 2018 si è visto il software agire da “segretaria” (che pianifica le riunioni, prenota le sale conferenza, invia notifiche e produce trascrizioni testuali) e da “interprete” che traduce in simultanea le conversazioni. Nell’aggiornamento di aprile di Windows, invece, ha debuttato un’interfaccia di programmazione per applicazioni (Api) che permette agli sviluppatori di usare modelli di apprendimento automatico pre-allenati per creare soluzioni di vario tipo (per esempio, per l’analisi di immagini e video e per il miglioramento dell’indicizzazione dei file). Microsoft sta anche collaborando con Dji, il principale produttore mondiale di droni, per realizzare un nuovo kit di sviluppo software: con le future applicazioni  che ne deriveranno, si potrà usare un Pc o un tablet per pilotare i velivoli.

Google

L’assistente virtuale dei telefoni Android sta imparando a conversare in modo sempre più naturale. Google Assistant ha fatto bella figura sul palco di una recente convention nella quale ha saputo fare una telefonata e prenotare un appuntamento dal parrucchiere, spacciandosi per una interlocutrice in carne e ossa (per l’occasione, era stata scelta una voce femminile) con tanto di pause e interiezioni davvero realistiche. Nella prossima versione di Android (Android P), inoltre, attraverso uno specifico kit di sviluppo si potranno facilmente integrare nelle app funzioni come il riconoscimento automatico delle immagini, l’acquisizione di testi e la lettura di codici a barre.

Amazon

Secondo indiscrezioni circolate lo scorso febbraio, il colosso di Seattle starebbe cercando di mettere a punto un chip specifico per le attività di intelligenza artificiale degli smart speaker Echo, all’interno dei quali opera il programma di assistenza vocale Alexa. Ha fatto parlare di sé recentemente anche il servizio Rekognition (vedi articolo a pag. 37), che attraverso il cloud di Aws permette di attribuire un’identità a un volto fotografato o ripreso da ua videocamera, così come di scovare automaticamente un elemento in un’immagine. Gli impieghi spaziano dalla videosorveglianza al marketing.  Rekognition è stato usato anche per identificare i volti famosi nelle riprese del matrimonio reale fra il principe Harry e Meghan Markle.

Apple

L’intelligenza artificiale creata a Cupertino lavorerà anche al servizio degli spostamenti su quattro ruote, ma di questo ancora si sa poco: da anni si chiacchiera di una futura “Apple Car”, o “iCar”, una vettura a guida autonoma o semiautonoma di cui l’azienda di Tim Cook curerà la parte software. Per ora, i frutti dell’AI di Apple si raccolgono soprattutto sull’iPhone. Con iOS 12 l’assistente Siri ha guadagnato nuove abilità, potendo eseguire catene di azioni complesse e personalizzate. Se, per esempio, l’utente si sta avvicinando a casa dopo una giornata di lavoro, pronunciando una frase preimpostata può chiedere a Siri di impostare il termostato smart su una data temperatura, riprodurre una playlist musicale sull’autoradio, mandare un Sms o avviare la navigazione Gps verso l’indirizzo di destinazione.