Quali priorità e proccupazioni occupano i pensieri dei chief information officer italiani? In che direzione tecnologica vanno le loro aziende? Ecco alcuni estratti delle interviste che Technopolis ha realizzato per indagare sul tema della gestione del software.

In questi ultimi anni abbiamo attivato un significativo percorso di razionalizzazione e innovazione del nostro parco installato software, generato proprio dalla necessità di integrare e ottimizzare quanto utilizzato facendo attenzione alle novità del settore. L’apertura alla virtualizzazione e al cloud ha portato a una semplificazione dal punto di vista operativo, ma ha reso più complesso il controllo degli aspetti contrattuali, aggiungendo regole non sempre facili da interpretare a una realtà già complessa. (Silvia Lombardi, Ict & innovation manager di Aeroporto G. Marconi di Bologna)

Le nostre scelte in campo software sono dettate soprattutto dall’attenzione massima dedicata alla copertura funzionale e al costo necessario per arrivarci. Naturalmente, ci possono essere eccezioni legate a esigenze di time-to-market o alla fornitura rapida di soluzioni derivate da richieste del business. Ridondanze o sottoutilizzo delle applicazioni sono ridotti al minimo. (Pier Nicola Pizzato, Cio di Banca Sella)

Cerchiamo il più possibile di prevenire a monte l’installazione di software non autorizzato, con la definizione di policy molto stringenti e di privilegi assegnati con molta cura. Questo ci mette al riparo da sorprese, anche se occorre prestare attenzione alla corretta interpretazione dei contratti stipulati con i fornitori. (Giorgio Viarengo, responsabile nucleo sistemi-direzione risorse, ufficio Ict di Cassa di Risparmio di Asti)

Abbiamo impostato la strategia It per aiutare il raggiungimento degli obiettivi aziendali e per disporre di un ambiente agile e dinamico, che possa evolvere in futuro. La massima priorità è l’allineamento fra business e Ict, portando consapevolezza di come l’innovazione tecnologica possa accompagnare le persone con processi di change management. (Alexander Stewart, Cio di Danieli)

La digital transformation porta con sé piattaforme tecnologiche aperte e interoperabili, sistemi ibridi e un uso sempre più esteso del cloud, impattando anche sulla gestione degli asset software, che dev’essere sempre più vicina alle esigenze reali del business. La necessità di salvaguardare il patrimonio costituito dalla componente applicativa aziendale, ottimizzando al contempo risorse e costi di manutenzione, sta portando alla nascita di uno strato applicativo leggero, capace di rendere disponibili e integrare dati fino a oggi confinati in silos e di fornire analisi fruibili sempre più in mobilità. (Roberto Loro, director technology & innovation di Dedagroup)

Generali è tra le compagnie assicurative leader a livello mondiale, un gruppo ampio e complesso, fatto da 420 compagnie distribuite in più di 60 Paesi, ciascuno con specifiche normative da rispettare. Negli ultimi anni sono stati sviluppati processi di procurement comuni, coordinati centralmente, e definiti strumenti e policy che consentono di automatizzare il controllo del parco licenze. (Andrea Pontoni, head of group It audit di Generali)

Gli ambiti di ottimizzazione del mondo software sono per noi al centro dell’attenzione già da diversi anni. Siamo intervenuti tanto sul piano del consolidamento degli asset It quanto sulla manutenzione. Sul fronte del costo di possesso, il nostro approccio non è tanto quello di ridurre la componente di investimenti quanto il pensare alle nuove soluzioni anche in una logica diversa, per esempio quella cloud in tutti i casi percorribili e capaci di portare benefici. (Antonino Chiappara, responsabile It governance Dsi di Hera Spa)

Già da qualche anno stiamo attribuendo grande importanza alla governance applicativa, in precedenza più trascurata. Aver definito una mappatura di ciò che viene utilizzato, da chi e su quali macchine ci ha consentito di ridurre inefficienze e procedere più spediti verso il necessario consolidamento. La riduzione della componente customizzata è un altro fattore di recupero di costi e ottimizzazione sul quale stiamo lavorando. (Alessandro Burresi, direttore It di Lucart)

Una realtà come la nostra fa ancora leva su una forte componente di software customizzato, soprattutto per quanto riguarda la produzione. Nel mondo gestionale, abbiamo fatto la scelta di riprogettare il nostro ambiente con Sap e pertanto disponiamo degli strumenti adeguati per rimanere allineati a un corretto utilizzo delle licenze. Per gli aspetti contrattuali, lavoriamo a stretto contatto con il nostro ufficio legale. (Marco Campi, Cio di Marcegaglia)

Objectway è una realtà fortemente concentrata sul mondo bancario, di cui osserva anche le principali evoluzioni in atto, in particolare in direzione del cloud e della digitalizzazione dei dati. Si può dire che, in qualche modo, la nostra evoluzione in campo software sia lo specchio di ciò che realizziamo per i nostri clienti. Abbiamo fatto passi anche in direzione dell’open source, pianifichiamo con regolarità i rinnovi e facciamo un audit annuo interno per verificare la conformità in termini di licenze. (Paolo Rubano, chief software architect di Objectway)

Wiit ha da poco compiuto vent’anni e in questo tempo ha fatto evolvere il proprio modello di servizi continuativi per innovare e anticipare i trend di mercato. Oggi è focalizzata sui servizi di private e hybrid cloud per applicazioni critiche, offerti ad aziende globalizzate, in crescita e con processi di business critici. Per queste realtà è mandatorio non fermarsi mai. Nell’ambito dei progetti software, possiamo rilevare che oggi le aziende si stanno concentrando soprattutto sul Roi e sul time-to-market. (Leonardo Federighi, operative center manager di Wiit)