La Corte dei Conti avanza qualche ombra sul piano varato dal Governo per favorire lo sviluppo della banda ultralarga. Pesano i ritardi accumulati negli anni passati nella realizzazione delle nuove infrastrutture. Operatori telco e fornitori di infrastrutture, intanto, portano avanti la proprie strategie.

Il futuro sarà anche roseo, ma il recente passato invita alla prudenza. Perché il terreno da recuperare, in tema di banda larga, è parecchio. Dalla relazione sull’attività di Infratel fra il 2007 e il 2015, condotta dalla Corte dei Conti, emerge in modo evidente come il digital divide italiano sia stato notevolmente ridotto, dal 15% di fine 2005 all’1,03% del 31 dicembre di due anni fa.

Ma anche come la realizzazione delle nuove reti si sia mossa al rallentatore a causa di tempi biblici per il rilascio dei permessi da parte degli enti amministrativi proprietari delle aree oggetto dei lavori infrastrutturali. Recuperare il gap con l’Europa e snellire la burocrazia sono, in sintesi, le raccomandazioni racchiuse nel testo di delibera presentato il mese scorso al Parlamento. Sull’ultrabroadband, insomma, siamo indietro anche se i presupposti per accelerare ci sono tutti.

Il piano del Governo varato la scorsa primavera, di cui si prevede il compimento nel 2022, è entrato finalmente nella fase operativa con la pubblicazione dei primi due bandi gara, da complessivi 2,2 miliardi di euro. Ma come vivono questo momento gli operatori telco e i fornitori di infrastruttura? Lo abbiamo chiesto a Ericsson e Huawei.

A detta di Luigi De Vecchis, executive vice president di Huawei Italia, il piano del Governo per la realizzazione della banda larga “è finalmente una realtà tangibile, è ambizioso e rappresenta una sfida che il Paese non può permettersi di fallire. Sono in gioco la credibilità del sistema e il recupero del gap tecnologico verso quei Paesi che, prima di noi, hanno creduto e investito nelle tecnologie ultrabroadband”.

Il manager della multinazionale cinese si dice altresì convinto che “la realizzazione del piano avrà sul territorio importanti ricadute positive per aziende e cittadini, creando i presupposti per nuove iniziative e, nel breve-medio periodo, nuovi posti di lavoro legati alla messa in opera delle nuove infrastrutture, a cominciare dalle società di impiantistica e installazione a cui saranno assegnati i lavori di posa delle nuove reti”.

A proposito del piano si esprime invece così Nello Califano, head of network products di Ericsson Italia: “La politica nazionale per la banda ultralarga segue un’impostazione sistematica, in linea con le indicazioni della nuova politica industriale europea in tema di infrastrutture. Occorre ora essere efficaci e tempestivi sul fronte dell’attuazione, mirando a portare i benefici della connettività in tutti gli impianti produttivi distribuiti sul territorio, rispetto a una visione complessiva della trasformazione digitale, a una chiara individuazione delle priorità e alla definizione delle scadenze per il raggiungimento degli obiettivi”.

Di strada da fare, insomma, ce n’è ancora molta e il manager di Ericsson fa notare in particolare il bisogno di realizzare in tempi stretti “progetti strategici orizzontali, come la completa razionalizzazione del cloud pubblico o lo sviluppo di maggiore capacità per la connettività mobile, che sta alla base della cosiddetta società del gigabit”.

 

Il ruolo chiave delle reti 5G

Il cammino è quindi solo iniziato e gli ostacoli da superare non trascurabili. “Considerando la morfologia del nostro Paese, il superamento totale del digital divide, persistente anche in alcune aree delle metropolitane oltre che nelle zone periferiche, sarà reso possibile solo dalla disponibilità delle reti mobili 5G e dalla loro integrazione con la rete di accesso in fibra”, osserva in proposito De Vecchis.

In casa Huawei, e non potrebbe essere altrimenti, portare connettività a banda ultralarga a tutto il territorio senza soluzione di continuità e in modo economicamente sostenibile è una missione possibile solo attraverso la convergenza fra tecnologie fisse e mobili. Le reti di quinta generazione, dice il manager, “saranno la chiave di volta per la digitalizzazione completa e totale del Paese, un fattore abilitante per l’Internet delle cose, per l’industria 4.0, per le auto a guida autonoma e per la diffusione di sensori che, interagendo tra loro con milioni di oggetti per km2, ci aiuteranno a migliorare le condizioni di vita favorendo minori sprechi di energia, la qualità delle coltivazioni, la riduzione dell’inquinamento".

Il 5G, spiega ancora De Vecchis, soddisferà appieno le aspettative dei consumatori per la connettività del futuro, rispondendo alla crescita esponenziale del traffico Internet globale degli ultimi due decenni, dovuta in larga parte alla crescente diffusione di cloud computing, Internet of Things e comunicazioni machine-to-machine.

Un recente studio della Commissione Europea calcola in effetti come nel 2019 i dispositivi connessi in rete saranno 24 miliardi e come entro il 2020 il traffico mobile sarà 30 volte superiore a quello del 2010, con 12,2 miliardi di connessioni M2M, che ammonteranno al 46% del totale.

"In base a questo studio - conclude il manager - le aziende saranno le prime a beneficiare di questi trend: la diffusione della tecnologia mobile 5G nell’Unione Europea porterà vantaggi economici pari a 113,1 miliardi di euro l’anno entro il 2025, il 63% dei quali sarà proprio a favore delle imprese dove si concentreranno i presupposti per creare più di due milioni di nuovi posti lavoro. Puntando al pieno superamento del digital divide in Italia, le tecnologie 5G apporteranno rinnovata efficienza e sostenibilità in numerosi settori strategici. L’unione di tecnologie mobili e fisse e la nascita del 5G porteranno a una copertura di rete capillare sul territorio a più ampio spettro, di cui beneficeranno pienamente anche imprese e cittadini residenti nelle aree più remote. Nelle zone dove il traffico di rete è invece più congestionato, sarà possibile interagire tramite device e app interconnessi in maniera più rapida e pervasiva".  

La vera svolta si chiama, dunque, 5G. Le reti mobili di quinta generazione, osserva Califano, “saranno un abilitatore della società connessa, apportando notevoli miglioramenti nelle prestazioni alla base delle nuove applicazioni e generando un impatto positivo anche sulle industrie, dai trasporti alla meccanica per arrivare al turismo e alla sanità. La tecnologia “platooning”, ad esempio, consentirà di avere autocarri e rimorchi guidati a poca distanza l’uno dall’altro, grazie a sistemi di comunicazione veicolo-veicolo, incrementando sicurezza, sostenibilità ed efficienza. Le industrie meccaniche potranno utilizzare il controllo da remoto per attività ad alto rischio, riducendo gli incidenti sul lavoro. Nel turismo, eccellenza del Made in Italy, la raltà aumentata ci consentirà di vivere esperienze uniche e immersive. La sanità italiana, già all’avanguardia, potrà fornire diagnosi da remoto garantendo cure migliori e riducendo gli spostamenti".

Il compito delle reti di quinta generazione, secondo il manager di Ericsson, sarà in altre aprole quello di fare da abilitatore della società connessa, posizionandosi al centro di un sistema capace di generare grande valore, dove si integreranno le tecnologie wireless attuali e quelle che caratterizzano lo scenario nei prossimi tre anni: Lora, Sigfox e Wi-Fi advanced, tutte utilizzeranno il 5G come ponte verso le reti di telecomunicazioni.