Uno studio condotto da Idc evidenzia come il malware legato all’utilizzo di software contraffatto costi alle imprese cifre esorbitanti per risolvere e gestire i problemi alla base del malfunzionamento di siti, reti e computer e per ovviare alla violazione dei dati.

I costi "nascosti" per le imprese legati al tema della sicurezza informatica sono saliti a livelli esorbitanti: 500 miliardi di dollari per risolvere i problemi (mal funzionamento dei siti Web, inattività dei computer, interruzioni di rete) provocati dal caricamento deliberato di malware su software contraffatto (la perdita dei governi è stimabile invece in circa 50 miliardi), 127 miliardi di dollari per gestire i problemi di security e 364 miliardi di dollari per affrontare le violazioni dei dati.

Poco meno di due terzi delle perdite delle imprese, e quindi 315 miliardi di dollari, sono imputabili secono il rapporto alla mano dei criminali organizzati. La ciliegina sulla torta, una torta sicuramente indigesta a moltissimi, è però un’altra: quasi il 20% del software contraffatto presente nelle aziende è installato direttamente dai dipendenti, mentre il 28% degli intervistati in ambito aziendale ha rilevato il verificarsi di violazioni della sicurezza ogni pochi mesi o con cadenza più frequente.

Sono i numeri che emergono da un recente studio sulla pirateria informatica ("The Link Between Pirated Software and Cybersecurity Breaches", commissionato da Microsoft nell’ambito della campagna "Play It Safe") e condotto da Idc in collaborazione con la National University of Singapore. Lo scenario che lo studio descrive è alquanto preoccupante, soprattutto per le aziende, e riflette preoccupazioni ben note legate alla perdita o al furto dei dati personali, a transazioni non autorizzate, alla violazione delle informazioni riservate, agli attacchi informatici alle infrastrutture critiche.

Il problema, ovviamente, interessa da vicino non solo imprese e governi ma anche i singoli consumatori e lo confermano le stime che parlano di 25 miliardi di dollari di spese e 1,2 miliardi di ore uomo dedicate alla gestione delle minacce alla sicurezza e all’implementazione di correzioni nei computer i cui programmi piratata sono affetti da malware.

Il 60% dei consumatori intervistati, inoltre, afferma che la paura più grande riguardo al software infetto consiste nella perdita di dati, file e informazioni personali, mentre la metà circa cita come primaria fonte di preoccupazione le operazioni non autorizzate su Internet e il rischio di "hijack" della propria casella di posta elettronica, del profilo sui social network e dei propri conti bancari.

Il rovescio della medaglia è però un aspetto altrettanto ben noto della questione, e cioè l’incuranza che gli utenti dimostrano per i propri dati; il 43% non installa i necessari aggiornamenti per la sicurezza, lasciando il proprio computer esposto agli attacchi dei cyber criminali.