Secondo Forrester Research il mercato globale raggiungerà nel 2017 quota 146 miliardi di dollari in virtù di una crescita del 22%. Le soluzioni software-as-a-service troveranno applicazione soprattutto nel settore finanziario. Nell’offerta di servizi infrastrutturali Amazon domina nella sfera “pubblic” mentre Ibm quella “private”. L’Index 2016 di Cisco conferma: il settore fra quattro anni sarà quasi quattro volte più grande.

C’è qualcosa di più dirompente, nel mercato tecnologico, del computing nella nuvola? Secondo gli analisti di Forrester Research probabilmente no, tanto che le sue potenzialità “disruptive” sortiranno effetti almeno fino al 2020. A guidare il prolungato boom del cloud pubblico saranno nell’ordine le applicazioni di tipo SaaS (Software-as-a-service), le piattaforme IaaS (Infrastructure-as-a-service) e quelle PaaS (Platform-as-a-service).

Il giro d’affari globale è stimato in 146 miliardi di dollari per il 2017 e il salto in avanti rispetto al 2015, quando si è consolidato a quota 87 miliardi, è più che evidente e riflette una dinamica di crescita a “due digit” (del 22% l’incremento previsto per il prossimo anno) che non sembra conoscere rallentamenti.

La Cina, secondo Forrester, registrerà una vera e propria impennata della domanda di servizi nella nuvola di tipo pubblico, che dovrebbe passare dagli 1,8 miliardi di dollari del 2015 ai previsti 3,8 miliardi nel 2020. 

A livello di singoli settori, invece, gli analisti della società americana sono dell’idea che l’adozione di soluzioni SaaS aumenterà soprattutto, e massicciamente, nelle banche. E per un motivo molto semplice: la mancanza di soluzioni ad hoc per il comparto. 

I vendor, si legge nel rapporto stilato da Forrester, hanno dovuto soddisfare una serie di requisiti piuttosto complessi da parte delle banche, tra cui la gestione e il controllo di tutti i flussi informativi nonché la loro protezione, garantendo nel contempo il rispetto dei requisiti normativi (e quindi la compliance rispetto alle nuove regole in materia di pagamenti, per esempio).

La dinamica di domanda si sta indirizzando verso avanzati sistemi di automazione e consolidamento dei dati, e la logica “as a service” sembra essere la strada maestra per saltare sul carro del cloud.

Da Synergy Research, invece, sono arrivati di recente le indicazioni su chi, fra i vendor, sta dominando nei vari segmenti di offerta dei servizi nella nuvola di tipo infrastrutturale. Il giro d’affari mondiale, per questo comparto del cloud, è stato nel terzo trimestre dell’anno di oltre otto miliardi di dollari e continua a crescere a un tasso di circa il 50% l’anno.

Ebbene, e non è una novità, Amazon Web Services stacca tutti in campo IaaS (con una quota di mercato del 45% e un giro d’affari che è più del doppio rispetto agli altri tre provider più importanti, e cioè Microsoft, Google e Ibm) e PaaS, dove dietro il colosso di Seattle inseguono nell’ordine Salesforce, Microsoft e Ibm. Big Blue invece, è in cima alle preferenze delle aziende per il managed private cloud, mettendo in fila Amazon, Rackspace e Ntt.

Synergy fa anche notare come i primi quattro principali provider di soluzioni cloud di tipo infrastrutturale (Aws, Microsoft, Ibm e Google – continuino a controllare più della metà del mercato mondiale, con una share in costante crescita. Le poche eccezioni, a detta degli analisti, sono Alibaba nella parte IaaS e Oracle in quella PaaS.

 

Nel 2020 viaggeranno nella nuvola 14,1 zettabyte di dati

Il boom del cloud, e l’ultima edizione del Global Cloud Index di Cisco, lo testimonia in modo esplicito, non è solo di natura economica ma lo è anche (se non soprattutto per alcuni aspetti) in termini di volumi di traffico dati gestito.

La stima elaborata dai ricercatori del gigante del networking californiano della parla infatti di un aumento di quasi quattro volte delle informazioni che viaggeranno nella nuvola fra il 2015 e il 2020. Si passerà più precisamente da 3,9 a 14,1 zettabyte l’anno e fra cinque anni il 92% dei workload verrà processato da data center cloud, mentre solo l’8% verrà gestito da data center tradizionali.

L’impennata di cui sopra si spiega sostanzialmente nella sempre più frequente migrazione di applicazioni verso architetture sulla nuvola e dalla capacità di queste ultime di scalare più rapidamente le proprie capacità di elaborazione rispetto ai sistemi tradizionali.

La maggiore virtualizzazione dei data center, inoltre, offrirà ai cloud provider cloud la possibilità di garantire una maggiore efficienza operativa e, allo steso modo, una maggiore flessibilità in termini di servizi offerti.

Più in generale, il report di Cisco conferma come il cloud pubblico cresca più velocemente rispetto a quello privato, tanto che nel 2020 sarà già avvenuto il sorpasso: il 68% (298 milioni) dei workload processati nella nuvola risiederà nei cloud data center di tipo pubblico (rispetto al 49% del 2015, mentre il 32% (142 milioni) risiederà nelle sale macchine di private cloud (rispetto al 51% del 2015.

I Big Data, infine, guideranno la crescita generale dei dati archiviati nei data center, che quintuplicheranno tra il 2015 e il 2020, e l’IoT sarà un grande generatore di informazioni che saranno gestite (in varie forme) nella nuvola.