Il mercato dei beni di seconda mano coinvolge la metà degli italiani sotto i 45 anni e sviluppa un giro d’affari di 18 miliardi di euro. Di questa cifra il 38% è generata attraverso il canale Internet e il Web è considerato il mezzo più veloce per trovare ciò che si cerca per due acquirenti/venditori su tre. Lo dice l’Osservatorio 2015 “Second Hand Economy” di Doxa.

Vi contribuisce il 50% della popolazione italiana sotto i 45 anni e coinvolge chi vende e acquista oggetti usati anche grazie al canale online: il mercato dell’usato in Italia è oggi qualcosa di più che una moda e un passatempo. 
 
È un fenomeno economico e sociale che sviluppa un volume di affari pari a 18 miliardi di euro, ovvero l’equivalente dell’1% del Pil italiano. Lo dice l’Osservatorio 2015 “Second Hand Economy” presentato oggi da Doxa ed effettuato su un campione rappresentativo di circa mille individui.
Lo studio, commissionato da Subito.it, uno dei principali portali (oltre otto milioni di utenti unici) dedicati alla compravendita via Internet, ha messo in chiara evidenza il ruolo vitale della tecnologia in questo mercato.
 
Più precisamente, il 38% del volume d’affari complessivo, ovvero 6,8 miliardi di euro, passa attraverso il canale Web mentre per chi opera solo online il guadagno medio arriva fino a 1.220 euro (contro i 1.020 euro di chi si affida anche al canale offline).
 
La metà del campione di under 45 censiti rivela di aver comprato o venduto oggetti di seconda mano in quanto considerano questa pratica un modo intelligente e non convenzionale di fare economia. Il 40% di questi ricorre al Web perché mezzo più veloce (lo dice il 68% di questo universo) per trovare ciò che cercano. 
 
Chi compra l’usato, e questa è un’indicazione di fedeltà allo “strumento” non indifferente, continua a farlo anno dopo anno in più di un caso su due (il 56% per la precisione) e soprattutto sfruttando i mezzi digitali. 
 
Dietro questa affezione c’è sicuramente una motivazione di origine economica, che si affianca a scelte di carattere ambientale e legate al proprio stile di vita, almeno per una fetta crescente di italiani. Negli ultimi dodici mesi ben il 67% degli intervistati ha infatti venduto lo stesso numero di oggetti o addirittura di più rispetto all’anno precedente mentre il 62% dichiara la propria propensione futura all’acquisto di cose usate.
 
Quanto ai beni usati più acquistati online, sono quattro le categorie più gettonate: elettronica (citata nel 33% dei casi), sport e hobby (31%), veicoli (28%) e casa e persona (26%). Le auto sono il primo segmento dell’usato per volume d’affari sviluppato online, con 4,2 miliardi di euro; seguono l’arredamento e gli elettrodomestici con 980 milioni, la moda con 360 milioni di euro e l’elettronica con 340 milioni. 
 
In generale lo studio rileva come la volontà degli italiani di liberarsi del superfluo (prassi espressa dal 58% del campione) e di soddisfare il desiderio di cambiamento (voce che stimola il 13% dei soggetti) è il vero propulsore della crescita di questo mercato. L’obiettivo di guadagnare ha mosso infatti solo il 22% di chi opera sull’usato nel 2015 contro il 38% del 2014.
 

 

I protagonisti della “second hand economy”
Dall’analisi qualitativa dell’Osservatorio di Doxa emergono anche i profili dei consumatori che guidano il mercato dell’usato online in Italia. I più attivi sono i cosiddetti “Millennials”, che dimostrano un approccio innovativo e smart ai consumi essendo molto vicini alla tecnologia e alle nuove piattaforme digitali. 
 
Vi appartengono soggetti che acquistano per avere sempre cose nuove e cambiare spesso guardaroba, arredamento e tecnologia, persone che non hanno grandi disponibilità economiche ma non vogliono rinunciare al superfluo investendo mediamente circa 920 euro all’anno nell’acquisto dell’usato. 
 
C’è quindi invece chi sceglie oggetti di seconda mano per convenienza, dove la passione per la tecnologia guida uno stile di vita intelligente, volto ad acquistare a poco e vendere a tanto per una spesa media online di 1.530 euro annui.
 
Gli “Outsider”, invece, si dividono fra coloro che (30/35 anni) spendono in media 380 euro online ogni anno, altri che arrivano a investire 700 euro sul Web per permettersi ciò che serve alla famiglia e una fascia di consumatori più “evoluti” (over 45) amante del vintage e che vede nel second hand una valida alternativa per essere sempre elegante e avere oggetti che hanno una loro storia. Contribuendo alla second hand economy con 1.980 euro speri mediamente online all’anno.
 
La chiave di lettura che usa Francesco Morace, Presidente di Future Concept Lab, per inquadrare il fenomeno è sicuramente interessante. “Si afferma un nuovo stile di pensiero che possiamo definire pragmatismo creativo tipico del consumo smart di una nuova generazione”. 
“Questa dimensione rinnovata del second hand – commenta ancora Morace - è nata con il Web e con il Web continuerà a evolversi, utilizzando la platea virtuale e reticolare per amplificare le proprie attività, le opportunità di lavoro, il proprio pubblico e il proprio mercato di riferimento”.