Il chilometro quadrato della cittadella di Expo 2015 alle porte di Milano è un modello da replicare, anche parzialmente, in altri contesti. Visitatori ed espositori possono sfruttare i servizi garantiti dalla rete in fibra ottica e WiFi di Telecom Italia, integrata con gli apparati di Cisco, e da sistemi avanzati, di storage, telefonia Ip e telepresenza.

Non solo una smart city, ma un manuale per future città intelligenti. La prima eredità di Expo 2015, dopo la chiusura di fine ottobre, sarà di tipo tecnologico: gli spazi dell’esposizione universale milanese sono un concentrato di connettività e servizi, che può fungere da modello per futuri progetti cittadini. E mirano a costruire un’esperienza di visita doppia, cioè concreta e digitale allo stesso tempo.

Il chilometro quadrato che accoglie i padiglioni nazionali e quelli tematici, oltre all’arena degli spettacoli e ai percorsi del Cardo e Decumano, è fra le aree più “smart” mai realizzate in Italia. Qualche numero? Più di duecento chilometri di fibra ottica, una rete 4G Lte che sfrutta sei antenne macro e dodici micro, e poi 2.770 access point e un centinaio di totem multimediali che trasmettono contenuti registrati ed eventi in diretta.

Dietro i numeri ci sono due nomi, quelli di Telecom Italia e di Cisco Italia, scelte dalla società di Expo come partner tecnologici in grado di offrire servizi di connettività agli espositori e ai visitatori della fiera. E non era un’impresa semplice, considerando che l’aspettativa è quella di arrivare a 20 milioni di visitatori nel semestre, con picchi di duecentomila presenze quotidiane.

Telecom Italia ha vinto il bando di gara per il service provider, con l’incarico di realizzare un’infrastruttura di rete, fissa e mobile, ad alta velocità, nonché di gestire i collegamenti alla rete WiFi. Il network senza fili (federato, fra l’altro, con la WiFi pubblica di Milano in modo da richiedere all’utente un’unica procedura di autenticazione) poggia sugli switch e sugli access point di Cisco, azienda che è entrata nel progetto Expo nel 2012, essendo stata selezionata per realizzare il design architetturale e poi l’implementazione di servizi basati sul protocollo Ip.

“La visione di Expo è stata quella di far viaggiare tutte le soluzioni tecnologiche sul protocollo Ip, assecondando esigenze di standardizzazione e di uniformità”, spiega Fabio Florio, Expo 2015 leader di Cisco Italia. L’azienda è stata scelta anche in virtù delle precedenti esperienze in grandi eventi, come l’Expo 2010 di Shangai e le Olimpiadi di Londra del 2012.  L’impresa milanese, però, era ancor più ambiziosa. “La nostra è non solo una fornitura di prodotti, ma anche di servizi, dal momento che abbiamo realizzato il design architetturale delle soluzioni poi implementate”, sottolinea Florio.

Dopo la vittoria del bando di gara si è aperta la fase progettuale: si è ragionato sul posizionamento degli access point, su come stendere la fibra ottica nei diversi spazi del polo fieristico, su come ottenere ridondanza e su altri dettagli tecnici. Con l’obiettivo di realizzare non un’opera effimera, ma un modello potenzialmente replicabile.

“Questa infrastruttura”, prosegue il manager di Cisco Italia, “vuol rappresentare un ideale di smart city che, se non interamente, può almeno parzialmente essere ricreato in altri contesti in termini di rete cablata, di WiFi, di soluzioni cloud. Tant’è vero che uno dei temi su cui si è lavorato nella Carta di Milano (un manifesto collettivo sull’eredità dell’esposizione, elaborato nei mesi precedenti all’inaugurazione con il contributo di quattromila persone, ndr) è proprio il ruolo di Expo 2015 come smart city replicabile”.

La rete di trasporto fisso conta una cinquantina di switch “core” Cisco e circa 1.100 access switch distribuiti su tutto il sito. A completare il quadro, schermando il rischio di attacchi informatici e furto di dati, intervengono un centinaio tra firewall e apparati Ips (Intrusion Prevention System). La rete WiFi ha invece 2.700 access point, posizionati sia nelle aree di Expo sia nei padiglioni dei Paesi partecipanti.

La tecnologia, chiaramente, serve non solo a chi visita per connettersi al Web, usare le app e condividere la propria esperienza sui social network, ma anche ai dipendenti e agli espositori. Telecom Italia ha messo a disposizione oltre duecento server e 50 terabyte di storage per ospitare servizi e applicazioni, mentre Cisco ha fornito più di duemila telefoni Ip e un centinaio di sistemi per la videoconferenza, fra telefoni video Ip e apparati di telepresenza, oltre al software Cisco Jabber.

Altro elemento centrale nella smart city di Expo è la Service Delivery Platform realizzata da Accenture, una sorta di sistema nervoso che raccoglie, analizza e conserva dati, oltre a poter gestire servizi e attività di marketing. La piattaforma può farsi carico ogni giorno di 2,5 milioni di transazioni, inviare fino a 7,5 milioni di notifiche sulla base della localizzazione dei visitatori, 150mila email e 2,6 milioni di Sms.