Il Ceo e founder di LVenture, Luigi Capello, spiega perché il cammino della trasformazione è ancora lungo: servono molte risorse e sono poche le startup di qualità. Ecco chi sono quelle selezionate dal programma Android Factory 4.0 e raccomandate dall’acceleratore Luiss Enlabs.

“Le aziende stanno cambiando perché hanno bisogno di innovazione di prodotto e di processo. E una porzione di questa innovazione la possono offrire le startup”. Inquadra così il tema dell’open innovation in Italia Luigi Capello, founder e Ceo di LVenture Group, precisando come le imprese nostrane siano oggi ancora in uno stadio iniziale di interesse verso le nuove realtà tecnologiche.

E siano, quindi, soggette a difetti di maturità. “Non molte imprese hanno le idee chiare su come intercettare innovazione sul mercato. Tante stanno partendo con delle iniziative, ma poche attraverso dei progetti strutturati e concreti”, aggiunge il manager di uno dei principali venture capital italiani, che in joint venture con l’Università Luiss di Roma ha dato vita nel 2013 all’acceleratore Luiss Enlabs, oggi uno fra i maggiori “contenitori” di startup a livello europeo.

Di strada da fare per aumentare dimensioni, opportunità e valore dell’ecosistema dell’innovazione, insomma, ce n’è ancora parecchia. “In questa fase”, spiega in proposito Capello, “la possibilità concreta di fare open innovation è ristretta a una fascia limitata di aziende italiane, diciamo a quelle con un giro d’affari non inferiore ai 200 milioni di euro. E questo perché fare seriamente innovazione costa, servono risorse dedicate, e quindi persone, struttura, processi e, non da ultimo, partecipazione”.

Il compito delle aziende non è comunque facile a prescindere da ciò, per un altro fattore legato alla giovane età del movimento delle startup italiane, e cioè “il valore” dei progetti imprenditoriali che le caratterizzano. “Nascono tante nuove imprese innovative”, conferma in proposito il Ceo di LVenture, “sulle quali occorre però lavorare molto per renderle sostenibili e guidarle a uno sbocco verso dei finanziamenti o partnership industriali strategiche, perché quelle di qualità sono poche e soprattutto poco preparate dal punto di vista del management e della delivery del prodotto”. 

Il lavoro di un acceleratore come Luiss Enlabs, in quest’ottica, si pone come l’intermediario ideale fra aziende e startup, creando i presupposti affinché questi due mondi entrino più facilmente in contatto. L’ultima novità in tal senso è il recentissimo lancio di un programma di incubazione nel campo dell’intelligenza artificiale, che interessa le grandi organizzazioni di svariati settori.

A inizio aprile invece era andato in scena, proprio negli spazi dell’acceleratore all’interno della Stazione Termini di Roma, l’evento conclusivo del programma per startup “Android Factory 4.0”, lanciato a quattro mani da LVenture Group e Google e dedicato a progetti imprenditoriali “made in Italy” basati sull’utilizzo del sistema operativo mobile di Big G.

Su oltre duecento candidature ricevute, sono state selezionate dieci startup, premiate con un grant da 2.500 euro e supportate nella realizzazione delle proprie idee e nello sviluppo di prodotti rivolti a diverse applicazioni del digitale, dall’Internet of Things per arrivare all’agritech.

Proprio all’agricoltura smart si dedica, per esempio Beeing: la giovane azienda ha creato strumenti per poter salvaguardare le api, monitorandone gli spostamenti e verificandone a distanza (anche via smartphone) lo stato di salute.

Al settore primario guarda inoltre Revotree, un sistema di irrigazione dei frutteti utilizzabile anche tramite app e che, integrandosi con gli impianti già presenti nei campo, promette maggiore efficienza nel consumo idrico e un facile monitoraggio dei parametri ambientali. Un software di tipo predittivo che utilizza algoritmi di intelligenza artificiale combina le informazioni raccolte dai sensori con le previsioni meteo per aumentare l’efficienza dell’irrigazione, classificare i terreni, profilare le coltivazioni ed elaborare tendenze idriche.

Cambiando scenario e avvicinandoci di più al tema Industria 4.0, quello concepito da BiTrack è invece un dispositivo a basso consumo energetico, facilmente configurabile e gestibile da remoto grazie a un’applicazione cloud, progettato per ottimizzare l’utilizzo di risorse industriali, minimizzando la perdita e il degrado dei materiali.

L’applicazione di Electrician CS, invece, assiste gli operatori di impiantistica elettrica e della domotica negli interventi di manutenzione, evidenziando le zone di passaggio dei fili e quelle di intervento e fornendo indicazioni utili grazie alla tecnologia di realtà aumentata.

Guarda, infine, al mondo degli oggetti connessi il progetto di Neeot: un dispositivo per la raccolta e l’analisi in tempo reale dei dati provenienti da sensori disposti lungo un’area di interesse molto ampia, anche di decine di chilometri. Con un software di analisi, un portale online e un app Android, il sistema fornisce indicazioni utili e attiva sistemi di automazione basati su modelli statistici e sull’intelligenza artificiale, che integreranno dati rilevati sul campo e Big Data disponibili online.