Fra le misure varate dal Governo, l’esigenza di rendere più efficienti i processi operativi e il ruolo delle startup ecco la ricetta di Marco Fanizzi di Dell Emc Italia. Che punta su personalizzazione e semplificazione.

Digitalizzazione, innovazione, startup, misure e incentivi, nuove tecnologie: le prospettive di crescita e sviluppo a medio termine del sistema Paese dipendono irrevocabilmente dalla messa in atto di progetti concreti all’interno delle aziende (Pubblica Amministrazione compresa) e dall’attuazione di alcuni dei decreti contenuti nella nuova Legge di Bilancio. Ne parliamo con Marco Fanizzi, Vp e General Manager Enterprise Sales di Dell Emc Italia.

La manovra 2019 ci dice che questo Governo crede realmente nell’innovazione? 
È un segnale importante, ma non credo sufficiente. Le misure varate sono buone ma le considererei un atto dovuto da parte dell’esecutivo in relazione al ruolo che riveste il digitale oggi e ai progetti portati avanti in tema di innovazione da Paesi come Regno Unito e Francia. Direi che si è fatto un primo passo ma non siamo ancora alla soluzione definitiva.

Dove occorre intervenire secondo lei? 
In generale sulla semplificazione dei processi. Provo a spiegare. Chi registra brevetti e investe in ricerca e sviluppo ha vita facile nel tradurre questo sforzo in attività imprenditoriale, dal punto fiscale e normativo? Se oggi si tende a scegliere altri Paesi per lanciare una nuova impresa è sintomo che ci sono difficoltà nell’accesso al credito, al lavoro e alle competenze.

Le startup possono essere una locomotiva per lo sviluppo digitale del Paese? 
Difficilmente nascono in Italia realtà che diventano unicorni, in grado di creare un nuovo mercato o di imporre sul mercato un nuovo prodotto hardware e software. Stanno invece nascendo diverse nuove imprese innovative di nicchia nel biotech, nella robotica e nelle nanotecnologie, e per queste si deve trovare il modo di collegarle al sistema delle aziende. Nell’ambito dell’informatica, le startup che stanno emergendo sono legate alle aree dell’IoT, dell’interazione e della profilazione dei clienti e della sicurezza, ma serve creare le condizioni per facilitarne lo sviluppo.

Che “consiglio” può dare un vendor di tecnologia a una startup? 
C’è una specifica esigenza in questo momento ed è quella di cogliere l’opportunità del digitale ad ampio spettro, dalla gestione delle attività manifatturiere a quelle dedicate alla relazione con il cliente. Il “must” è personalizzare soluzioni aperte e scalabilità per favorire la competitività.

Il processo di trasformazione digitale nelle aziende italiane è iniziato ma non in tutte e spesso in modo non organico. Perché? 
La digital transformation deve essere sinonimo o di efficientamento o di nuove opportunità di crescita del fatturato, ma molte aziende ancora non sanno dove andare. Se guardiamo alle infrastrutture It oggi queste riflettono un approccio multicloud e scalabile, orientato a soddisfare le diverse esigenze e basato sull’utilizzo di risorse interne ed esterne in modalità dinamica ed efficiente. Nelle aziende manifatturiere l’utilizzo di soluzioni Iot, di sensori e di sistemi per l’analisi dei dati è qualcosa di reale e permette di garantire maggiore flessibilità di produzione per rispondere alla domanda sempre più vicina al punto di produzione in termini temporali.

Ha parlato di cloud, “tecnologia” che ci ha messo anni per diffondersi in modo capillare: succederà lo stesso con l’intelligenza artificiale? 
Quando le tecnologie diventano standard, come il cloud oggi, sono adottate su larga scala. L’AI, spesso, è presente in alcune soluzioni applicative e non la percepiamo. È semplicemente una questione di tempo, i modelli predittivi e cognitivi sono già una realtà

Ultima domanda sulle competenze: rimane un problema aperto? 
Sì. Il mercato chiede specifici skill che ad oggi non arrivano a sufficienza dal mondo delle università. C’è solo una strada da poter percorrere: attrarre e fidelizzare talenti dall’esterno e riqualificare le risorse esistenti.