Il nuovo Codice della Crisi di Impresa e dell’Insolvenza (Ccii), tra le mille novità, elimina dai testi giuridici la parola fallimento: il termine viene sostituito con definizioni più tecniche e specifiche per definire le varie fasi della crisi d’impresa. Il nuovo Codice si allinea così alla terminologia in uso in altri Paesi europei, raggiungendo lo scopo di eliminare la caratterizzazione negativa che si accompagna tradizionalmente alla parola fallimento. Ma non si tratta solamente di una questione lessicale. Il nuovo Codice della Crisi d’Impresa rappresenta una vera svolta, che disegna anche un’occasione per digitalizzare le pratiche gestionali e migliorare la cultura finanziaria di moltissime aziende italiane.

Questa svolta è emersa chiaramente dalle esposizioni e dal dibattito degli appuntamenti del roadshow “Crisi d’Impresa: tra novità normative e risvolti applicativi” che Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia ha organizzato per avvicinare i professionisti a questa novità legislativa. “Non è una riforma banale e i commercialisti, i veri Cfo in outsourcing delle piccole e medie imprese italiane, verranno coinvolti in modo importante”, ha commentato Pierfrancesco Angeleri, Managing Director di Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia. “È dunque fondamentale una soluzione digitale che dia loro modo di svolgere appieno il proprio ruolo di consulenti d’impresa. La soluzione consentirà, attraverso automatismi digitali, una diagnosi precoce dello stato di difficoltà delle imprese per contribuire a salvaguardare la capacità imprenditoriale di coloro che vanno incontro a un fallimento di impresa per innumerevoli motivi, spesso indipendenti dalla validità del prodotto o dall’organizzazione aziendale”.


Rispettare le norme del nuovo Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza significa fare degli investimenti. Le migliaia e migliaia di Pmi coinvolte dovranno organizzarsi e dotarsi di sistemi di Erm (Enterprise Risk Management) per monitorare il proprio rischio di default, dovranno acquisire nuove competenze di risk management e dovranno adottare organi di revisione e controllo. Una ricerca del Cerved ha tuttavia rilevato che i benefici saranno ben superiori agli oneri richiesti: se la stima dei costi a carico delle Pmi raggiunge, secondo la ricerca, i 6 miliardi di euro, i benefici vengono quantificati in 9,9 miliardi di euro.


In un Paese come il nostro, dove l’imprenditore è spesso un geniale “self made man” abituato a gestire tutto in prima persona navigando a vista, ecco che si delinea all’orizzonte la necessità di un’organizzazione strutturata e di una cultura specializzata. “La nuova norma è un importante tassello verso la trasformazione dei professionisti, non soltanto in termini digitali, ma anche in termini sostanziali”, riflette Angeleri, sottolineando la crescente incidenza della consulenza nel business dei professionisti italiani. “L’adempimento è una commodity. Lo sviluppo della professione passa dalla consulenza e la consulenza si sostiene con la Business Intelligence, con la capacità di interpretare dati, con l’esperienza che consente di prevedere. Noi di Wolters Kluwer Tax & Accounting Italia ci siamo, con soluzioni che consentono tutto questo in modo immediato, semplice e integrato”.


Le norme del Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza offrono un'occasione per formalizzare e digitalizzare le pratiche gestionali delle Pmi e per migliorare la loro cultura finanziaria. Diversi operatori possono accompagnare le imprese in questo percorso, primi fra tutti i professionisti che metteranno al servizio dei clienti la propria capacità ed esperienza, sostenuti dalla digitalizzazione e dall’automazione di Business Intelligence racchiusa nelle soluzioni Wolters Kluwer Tax & Accounting.