Il mercato digitale italiano è in buona salute ma serve una politica di sviluppo di sistema; i “digital enabler” trainano la domanda e permettono di innovare imprese e filiera, servizi pubblici e cittadini. I plus e i contro della manovra di Bilancio 2019.

In un quadro economico critico, con l’Italia in recessione tecnica e l’eurozona in forte rallentamento, il settore dell’Information & comunication technology è in controtendenza e il mercato del digitale cresce a un tasso di quasi tre volte il Pil. Il 2018 si è chiuso infatti con un incremento anno su anno del 2,3% e si stima che raggiungerà nel 2020 un valore complessivo di 75 miliardi di euro. Dal cloud all’IoT, dalle piattaforme e ai servizi per il Web alle applicazioni mobili, i “digital enabler” trainano la domanda e permettono di innovare imprese e filiera, modelli di interazione, servizi pubblici e cittadini.

Alla base di questo trend positivo ci sono tre fattori: il primo è la vitalità e la qualità delle aziende che offrono servizi e prodotti Ict, con il consolidarsi di un Made in Italy del digitale. La quota di fatturato che le imprese innovatrici attribuiscono alla vendita di prodotti nuovi è pari al 17,7%; un effetto che raggiunge punte del 64% nelle telecomunicazioni, del 39% nella ricerca e sviluppo e del 35% nell’informatica. Il secondo fattore è la domanda di innovazione da parte di aziende, anche di settori più tradizionali, che stanno digitalizzando i processi produttivi, di vendita e di customer care.

Il terzo fattore, infine, sono le politiche pubbliche per sostenere investimenti innovativi, crescita dimensionale e internazionalizzazione. Perché è il fermento di sistema che stimola l’investimento, non la scommessa di pochi. I servizi in rete si diffondono quanto più i provider di questi servizi possono contare su connessioni veloci e su una produzione crescente di funzionalità e contenuti; consumatori e imprese li chiedono quanto più l’offerta è ampia e le connessioni e i pagamenti sono sicuri. È la spinta condivisa dal più ampio numero di produttori e utilizzatori che crea innovazione vera e diffusa.

L’open innovation, a mio avviso, è principale carta da giocare: il 7% delle imprese It la pratica e il 33% la vuole realizzare a breve. Ma perché il “rinascimento digitale” non si interrompa serve continuità nelle politiche pubbliche, nel livello di incentivi, nel quadro regolatorio. Il piano Impresa 4.0 funziona se è decennale, perché consente alle aziende di abbattere il costo degli investimenti con iper e super ammortamento. Idem la formazione dei lavoratori per dare loro competenze digitali avanzate, la creazione di progetti di ricerca applicata con le Università, lo sviluppo dei servizi 5G.

Sono processi di rinnovamento che costano e che le aziende possono pianificare e attuare solo se certe che le aliquote fiscali a beneficio di chi innova non cambiano ogni anno o che la banda ultralarga colmerà il gap digitale entro i tempi previsti.

La legge di bilancio per il 2019 e gli ultimi provvedimenti hanno apportato modifiche rilevanti al sistema pubblico per l’innovazione. Da un lato ci sono stati importanti progressi come l’ammissione all’incentivazione del cloud, un regime ancora più favorevole per chi investe in startup, il voucher per i digital manager e i nuovi progetti dedicati a intelligenza artificiale, IoT e blockchain.

Dall’altro, invece, su credito di imposta per ricerca e sviluppo, Industria 4.0 e web tax si sono fatti passi indietro. Ma è soprattutto l’incertezza di quando e come verranno attuate le normative, unita alla contrazione del Pil, che può determinare uno stallo sul fronte degli investimenti. Ecco perché serve un dialogo costante con chi fa impresa. Le istituzioni hanno una responsabilità ancora più forte rispetto al passato ed è quella di prefigurare l’evoluzione del sistema-paese e di definire un quadro d’azione che non sia oggetto di continue rimesse in discussione. La sfida della trasformazione digitale non è vinta, anzi si rinnova ogni giorno, e investire in innovazione digitale conviene a tutti.

Marco Gay, presidente di Anitec-Assinform