Rotomail elabora soluzioni di stampa all'avanguardia, investendo nelle tecnologie di frontiera. Fino a diventare un punto di riferimento mondiale nel printing on-demand. Fedele al credo hi-tech, sperimenta e innova, modificando gli impianti in funzione del risultato finale. Con l'approccio tipico degli artigiani.

Nel 1996 il marketing one-to-one era già un mantra, ma le best practice scarseggiavano. Così Rotomail Italia muoveva i primi passi nel tentativo di dare colore ed efficacia alle comunicazioni “transazionali”, vale a dire le lettere che soprattutto banche e assicurazioni mandavano ai propri clienti e che erano caratterizzate da un primo, seppur rozzo, tentativo di personalizzazione ma anche da una scarsa qualità di stampa (in bianco e nero).

“Abbiamo iniziato creando una piattaforma software proprietaria”, racconta Giovanni Antonuzzo, fondatore di Rotomail, classe 1948 ma nativo digitale ante litteram, “che ci permettesse di utilizzare qualsiasi formato in ingresso ma un solo standard in uscita, il Pdf, allora praticamente sconosciuto. In più, abbiamo da subito realizzato un algoritmo che ci consentisse di trasmettere grosse quantità di dati sulle linee a banda stretta di allora”.

Rotomail raggiunse un accordo con la britannica Royal Mail per spedire le comunicazioni generate con i nuovi sistemi. Si conquistò così i primi grandi clienti, Diners e Cartasì,  per guadagnare poi nel corso degli anni la fiducia di nomi come Msc Crociere, Hotelplan, Ubi Banca, Unicredit, Deutsche Bank e Zurich, fra i tanti.

Oggi, Rotomail Italia è una delle più grandi realtà operanti nel settore della stampa digitale e dello sviluppo di soluzioni software e hardware per la lavorazione on-demand e la personalizzazione di libri, biglietti, buoni pasto e manifesti pubblicitari.

“Siamo stati i primi al mondo, nel 2000, a utilizzare la tecnologia Ink-Jet, high-speed full color”, racconta con orgoglio Alessandro Antonuzzo, figlio del fondatore dell’azienda nonché deputy general manager, “e ora abbiamo implementato il cambio di formato automatico nella produzione di libri, modificando insieme ai fornitori delle macchine sia i dispositivi di stampa sia quelli per il confezionamento, arrivando a produrre fino a 800 libri all’ora con lotti anche di singoli esemplari”.

Armonizzato dal software sviluppato direttamente in casa, l’insieme di impianti installati presso la sede di Vignate (Mi), tra cui le grandi macchine da stampa Hp Web Press e Hp Indigo, è in grado di realizzare tutto il ciclo di produzione di libri, dall’invio dei file in digitale attraverso il portale messo a disposizione dei clienti, passando per l’ottimizzazione, la stampa, il confezionamento e il packaging, seguendo anche le prime fasi della logistica.

L’ultimo “azzardo”, se così si può chiamare, è stata l’adozione di una batteria di stampanti da ufficio, le Hp PageWide Pro, per gestire la creazione di piccolissime tirature o per ristampare le singole copie di libri usciti difettosi dalla linea di produzione principale.

“Dopo un anno di test”, dice Antonuzzo, “i risultati sono stati decisamente soddisfacenti e le stampanti sono entrate definitivamente nel ciclo produttivo, migliorando non solo le prestazioni dell’intero impianto (oggi gli ordini vengono evasi praticamente tutti nell’arco delle 24 ore, ndr), ma consentendoci di gestire con più flessibilità anche ordinativi minimi”.

Il ruolo delle PageWide Pro è solo apparentemente marginale, il loro apporto è infatti determinante per Rotomail Italia, al fine di acquisire ulteriori vantaggi competitivi rispetto agli altri operatori della stampa on-demand in un mercato in crescita, spinto sia dal fenomeno del Web sia dalla diminuzione della tiratura media. “Produrre i libri arrivando a realizzare anche la copia singola, ma su una linea industriale”, conclude Alessandro Antonuzzo, “significa godere di importanti economie di scala preservando la qualità”.

 

A Vignate è il prodotto che modella la macchina

Esplorare territori nuovi, soddisfare piccole ma significative nicchie di mercato, essere indipendenti dalle major del software e automatizzare le attività artigianali, naturalmente fruttando al massimo le tecnologie di frontiera. Queste sono, in sintesi, le linee guida che hanno ispirato Rotomail Italia fin dalla sua nascita, nel 1996. Giovanni e Alessandro Antonuzzo, padre e figlio, sono un classico esempio di imprenditoria italiana di successo, quella che non ha paura di investire e di sperimentare.

Come definireste il rapporto tra Rotomail e la tecnologia?

è un rapporto indissolubile. La tecnologia ci ispira fin dalla nascita: abbiamo iniziato come software house e ancora oggi contiamo su un gruppo di oltre trenta programmatori per creare valore e vantaggio competitivo per la nostra azienda. Abbiamo sempre cercato di automatizzare un settore che si può tranquillamente considerare artigianale, quello della stampa on-demand, arrivando fino alla creazione della copia singola, il cosiddetto “book of one”. Per far questo abbiamo dovuto “mettere le mani” sia sul software sia sull’hardware, collaborando, in quest’ultimo ambito, con i produttori delle macchine per la stampa e la confezione.

Che risultati siete riusciti a ottenere grazie a questa propensione per l’hi-tech?

Oggi siamo un punto di riferimento a livello mondiale per la stampa on-demand, e in un certo senso abbiamo anticipato la moda di Internet delle Cose attraverso l’utilizzo dei codici in produzione. Questi ultimi, impressi sui libri, vengono letti dalle macchine, che li utilizzano per autoconfigurarsi per la stampa e il confezionamento di quel particolare esemplare.

Quali riscontri concreti di business avete ottenuto?

Sul fronte dei libri on-demand, che rappresentano un po’ la summa di tutte le esperienze, il nostro portale Web è in grado di gestire tutto il ciclo produttivo, dall’ordine al caricamento dei file, dalla stampa alla confezione, dall’imballaggio alla consegna agli spedizionieri. Integrare questo software con le macchine è stato il nostro più grande plus, quello che ci ha consentito di conquistare la fiducia di oltre 400 clienti in ambito editoriale tra cui Ingram, una multinazionale con oltre mezzo milione di titoli a catalogo.

Quanto vi costa questo amore incondizionato per la tecnologia?

L’anno scorso abbiamo investito sei milioni e mezzo di euro in sviluppo software e ricerca di nuove tecnologie, e la media degli ultimi anni non è mai scesa sotto i tre. Per una società con un fatturato complessivo di poco superiore ai 20 milioni è un bel sacrificio, fortunatamente ben ripagato.

Il futuro che cosa vi riserva?

La direzione è quella della personalizzazione estrema. Tra non molto saremo in grado, ad esempio, di lanciare un portale per la creazione e la stampa di libri fotografici in modalità “book of one”, la sublimazione del concetto di stampa on-demand. Vogliamo continuare a inventare soluzioni per prodotti di nicchia complessi nel mondo del printing, un campo che riteniamo possa essere battuto da un gruppo molto ristretto di aziende a livello mondiale.